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La digitalizzazione della scuola e la responsabilità di riformare un sistema

L’introduzione del digitale nella scuola è in ritardo come un po’ in tutte le amministrazioni del Paese e non è solo un problema legato alle infrastrutture. La scuola è parte della pubblica amministrazione e risente in pieno dell’approccio inefficiente e viziato da una cultura per la quale il pubblico, ciò che è di tutti, è di ‘nessuno’ e rappresenta spesso l’oggetto di interessi non proprio leciti: la mancanza di attenzione all’efficacia delle azioni intraprese, il non fissare e non verificare i risultati da conseguire rende inutile e ‘spreco’ ogni spesa. Gli effetti di questa impostazione ricadono su tutti noi e le nuove generazioni già ne subiscono le pesanti conseguenze.

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A Scuola di OpenCoesione: educazione civica elevata al digitale

Mentre leggete questo articolo oltre 2.000 studenti e circa 100 docenti, insieme, stanno imparando a cercare, analizzare ed elaborare dati aperti (Open Data), per monitorare come i fondi pubblici vengono spesi e intervengono sul loro territorio. Questo avviene nelle scuole secondarie superiori su tutto il territorio nazionale selezionate per partecipare al percorso didattico “A Scuola di OpenCoesione” [ASOC]. Studenti e docenti coinvolti sono chiamati a costruire un progetto di ricerca sul loro territorio, utilizzando metodologie di ricerca avanzate, elaborando dati aperti, sperimentando attività di monitoraggio civico a partire dalle informazioni che si possono trovare su OpenCoesione, il portale che pubblica bimestralmente i dati sullo stato di avanzamento dei progetti finanziati con le politiche di coesione in Italia.

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Serve un nuovo modello educativo, l'educazione per la vita

È dal 1977 che in Italia non si registra un tasso di disoccupazione giovanile così elevato, oltre il 35 per cento. Il lavoro è finito? Come aveva predetto anni fa l’economista Jeremy Rifkin, c’è sicuramente un lavoro che è finito, quello legato alla carriera e agli scatti di anzianità, all’occupazione unica di tutta una vita. Insieme alle nuove generazioni, a partire dalla scuola, dobbiamo imparare ad essere job creator, il lavoro si crea. Ma come? Da dove cominciamo? Se è vero che i mestieri del futuro non esistono ancora, non bastono le competenze digitali. Serve un nuovo modello educativo e uno strumento per diffonderlo sul territorio, dal basso. Per questo abbiamo lanciato la Rete nazionale delle Palestre dell’Innovazione, per una cultura diffusa dell’educazione per la vita. Servono conoscenze, competenze e valori.

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Il pensiero computazionale tra i banchi di scuola: il progetto che ha coinvolto più di 200mila studenti

Programma il Futuro nasce a giugno 2014 come iniziativa di due docenti universitari, Enrico Nardelli dell'Università di Roma Tor Vergata e Giorgio Ventre dell'Università di Napoli Federico II, per fare entrare il coding in Italia nella Scuola dalla porta principale, ossia facendolo inserire nella normale pianificazione didattica delle classi. Il progetto è stato adottato dal MIUR nell’ambito del programma #labuonascuola e vede come partner ufficiale del Ministero il Consorzio Interuniversitario Nazionale per l’Informatica, che unisce i docenti di Informatica di 39 università italiane.

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E l'Italia inaugura la scuola digitale. Le iscrizioni solo on line

Da lunedì prossimo iscrizioni on line per tutte le scuole pubbliche. Un milione e settecentomila le famiglie coinvolte che entro il 28 febbraio saranno costrette a confrontarsi con la procedura informatizzata messa a punto dal Ministero dell'Istruzione. Un'operazione importante che viene presentata anche come un'occasione di alfabetizzazione informatica e di educazione generazionale alle nuove tecnologie.

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La città educante

Il tema del rapporto tra mondo della scuola e innovazione è una costante, quasi un tormentone degli ultimi vent’anni che ricorre e si affaccia, come un fiume carsico, con maggiore o minore intensità di anno in anno. Lo stesso tema, mediato dal rapporto con la città, esce da questa sostanziale indeterminatezza e si apre a questioni specifiche di grande interesse concreto.

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Quer pasticciaccio brutto delle scuole senza ADSL. L’SPC non serve più?

Sta facendo rapidamente il giro della rete, attraverso quotidiani on line, blog e social nework la notizia, ripresa da un comunicato FLC CGIL, che il MIUR si prepara a togliere il collegamento ad internet a 3800 scuole, proprio a ridosso dell’annuncio del piano per la “scuola digitale” fatto dal ministro Profumo all’inizio di questa settimana. Vediamo insieme cosa è successo e perché.

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Scuola: tra i provvedimenti per la scuola digitale arriva un pc per ogni classe e un tablet per ogni insegnante

Iscrizioni on line, registri elettronici, rilevazione automatica delle presenze. Ma anche nuove tecnologie per abbattere le spese telefoniche, risparmio energetico e banda larga. Sono queste le principali iniziative presentate dal MIUR per l'apertura del nuovo anno scolastico.

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Spending review: quando la revisione della spesa pubblica passa dalla digitalizzazione

Il risparmio di spesa nelle pubbliche amministrazioni non può consistere solo nella soppressione di enti e nei tagli alle retribuzioni dei dipendenti: occorre invece che la razionalizzazione delle risorse disponibili porti a rendere più efficienti e trasparenti le varie fasi dell’attività amministrativa, anche attraverso l’impiego degli strumenti dell’ICT.

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Con "scuola in chiaro" informazioni semplici e iscrizioni on line

Con una circolare dello scorso 27 dicembre è partito il progetto "scuola in chiaro" del MIUR per offrire alle famiglie le informazioni su tutte le 11mila scuole del Paese in maniera uniforme e rapida e consentire, per la prima volta, l'iscrizione on line. Un piccolo passo verso la scuola digitale.

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