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Ancora poca chiarezza sulla verifica di sottoscrizione e provenienza delle istanze telematiche alla PA

Le istanze e le dichiarazioni allegate alla PEC, e non direttamente inserite nel testo della comunicazione, devono essere sottoscritte per avere validità? Il tema è ancora controverso. Prova a fare chiarezza questo articolo che pubblichiamo nell'ambito della collaborazione con lo Studio Legale Lisi. Gli autori sottolineano la necessità della firma perchè, essendo documenti informatici separati dalla comunicazione, non si dovrebbero ritenere sottoscritti elettronicamente tramite l'autenticazione/identificazione informatica delle credenziali di accesso alla PEC-ID. 

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Tre innamoramenti dell’Amministrazione digitale

A voltarsi indietro a guardare l’evoluzione degli ultimi 20 anni di amministrazione digitale italiana si possono osservare, con giudizio più distaccato, alcuni fenomeni che hanno guidato il percorso del legislatore, dei cittadini e delle imprese. La madre di tutti gli errori è la convinzione di poter dominare con una legge l’introduzione della tecnologia nella vita quotidiana e nell’agire delle amministrazioni pubbliche. E allora? Serve ancora un Codice della PA digitale? Senz'altro sì, a patto di evitare gli innamoramenti tecnologici.

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La PA nel 2015 avrà l'agenda (digitale) piena!

Nei prossimi mesi dell'anno molti dei progetti avviati in materia di digitalizzazione dei servizi e dematerializzazione dovranno mettere un punto alla loro implementazione, almeno nelle loro prima fase. E' infatti un 2015 pieno di scadenze quello che si trovano davanti le nostre pubbliche amministrazioni. A segnare sul calendario gli appuntamenti della agenda digitale, ci aiuta il contributo a firma dello Studio Legale Lisi.

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La PA deve avvisare il mittente se riceve un allegato PEC illeggibile

Si rinnova la collaborazione con lo Studio legale Lisi con un contributo che dà evidenza delle fonti giuridiche che hanno portato il TAR del Friuli Venezia Giulia ad esprimersi a favore di un privato, che ha fatto ricorso rispetto al diniego ricevuto dal Comune. Non basta ricevere gli atti tramite PEC, se questi non sono leggibili la PA è tenuta a chiedere delucidazioni al mittente.

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CEC-PAC, una storia non a lieto fine...

Dallo scorso dicembre il servizio di Postacertificat@ (CEC-PAC), che puó essere utilizzato solo per comunicazioni verso la PA, è progressivamente sospeso per far convergere tutte le caselle di posta certificata sul sistema PEC. Nell'ambito della collaborazione con FORUM PA, il contributo dello Studio legale Lisi illustra i limiti di un servizio che nei fatti non è mai riuscito a decollare.

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Il radioso orizzonte del futuro digitale e la valle desolata dell’Agenda Digitale Italiana

(In)compiutezza digitale, trasmissione documenti, integrità e interoperabilità del sistema documentale delle PA. E ancora agenda digitale, dematerializzazione e competenze digitali. Grazie alla collaborazione tra lo Studio Legale Lisi e FORUM PA, proponiamo su queste pagine un articolo a firma di Andrea Lisi (Presidente ANORC e Coordinatore D&L Department) ricco di riflessioni e "input", nel quale si palesa la necessità di iniziare un percorso di digitalizzazione, non tanto dai documenti, quanto dai processi burocratici che rallentano il Paese. A cominciare da quelle nuove professioni nate con il digitale e necessarie al cambiamento.

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AVCPass o AVCPec? Un obiettivo condivisibile, un dispositivo da riformulare

Un articolo a sei mani a firma ANORC che, partendo da un caso concreto, invita ad una riflessione più generale sul percorso che si sta imprimendo alla digitalizzazione delle procedure amministrative. L’AVCPass, strumento pensato per semplificare le procedure dei bandi di gara, rischia, infatti, di rivelarsi un boomerang e dare il via ad una proliferazione poco utile di PEC, che potrebbe essere evitata se si facesse ricorso, ad esempio, a sistemi di archiviazione ed accesso sicuro come avviere per il resto del mercato elettronico privato.

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Notifiche nel processo a mezzo PEC: le ultime pronunce di TAR e Cassazione

Il passaggio dalla burocrazia cartacea a quella elettronica non sempre semplifica le procedure. Ciò che è certo, però, è che esso complica incredibilmente gli adempimenti. Ecco due recenti casi in cui un errore di forma in ambito telematico ha avuto conseguenze gravi sul piano giuridico.

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Buste paga on line anche per i dipendenti privati

Dopo i dipendenti statali, anche quelli delle aziende private potranno ricevere la busta paga via web. E non solo tramite PEC, ma anche – come ha precisato il Ministero del Lavoro – tramite una semplice email o attraverso la pubblicazione nell’area riservata del sito web aziendale. Al dipendente deve essere consentito l’accesso mediante password individuale e deve essere garantita la possibilità di entrare in possesso della busta paga e di poterla stampare su carta.

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Neanche l'Ufficio Anagrafe è esonerato dalla PEC

“Con la Circolare n. 9 del 27.4.2012 del Ministero dell’Interno si fa un grande passo in avanti nei rapporti tra privati e amminsitrazioni comunali nel segno dell’innovazione, richiamando correttamente l'art. 65 del CAD (e non più solo l'art. 38 del TUDA) e imponendo concretamente la trasmissione di documenti attraverso la posta elettronica certificata. Contestualmente, però, la stessa circolare avrebbe dovuto osare di più impedendo, finalmente, alle Pubbliche amministrazioni di utilizzare strumenti obsoleti quale il fax.” In questo dettagliato commento alla Circolare, l’avv. Francesca Giannuzzi, dello Studio Legale Lisi ci aiuta a coglierne le conseguenze pratiche in termini di innovazione nei rapporti tra comune e cittadini.

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