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Di chi sono le periferie? Su rammendo, agopuntura urbana e l’importanza di chiamarsi Renzo Piano

Il gruppo Renzo Piano G124, guidato e finanziato dall’architetto attraverso il suo stipendio da senatore*, ha lavorato nei mesi scorsi su tre situazioni localizzate a Catania, Roma e Torino e ritenute emblematiche di molte città italiane, in quanto frutto di un'espansione urbana  incontrollata che ha lasciato opere incompiute e in uno stato di degrado e abbandono. Mentre prende il via la seconda fase del progetto, con nuovi architetti e nuovi sviluppi, raccogliamo qualche spunto dall’iniziativa che sicuramente ha fatto parlare di sé (e delle periferie urbane).

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Sarti, carabinieri e delinquenti nelle periferie della smart city

“Rammedare le periferie” è in minima parte operazione urbanistica, è per lo più operazione sociale e culturale. Si devono “ricucire” le relazioni sociali ed umane, ricostruire un tessuto di fiducia reciproca e di lavoro legale. Dietro la rivolta per l’uccisione di un giovane nero da parte della polizia americana o di un giovane napoletano per mano di un carabiniere c’è la denuncia collettiva di una condizione delle periferie urbane che diventa sempre più difficile e insostenibile". Che fare? Da quali fermenti partire? Quali risorse endogene attivare? E come? Con il contributo di Mario Spada, coordinatore della Biennale dello Spazio Pubblico, introduciamo la sessione di lavoro che Smart City Exhibition 2014 dedica alle periferie, in collaborazione con la Biennale e altri soggetti che lavorano su più fronti per la rinascita delle periferie.

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