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SPAZIOCUORE: l’innovazione sociale risponde al bisogno dei cittadini

Social Innovation è un concetto che può essere declinato in molti modi: a Milano l’esempio di un’ idea diventata realtà grazie alla tenacia e all’impegno di un gruppo di persone che hanno deciso di mettersi al servizio della comunità rispondendo alle esigenze delle famiglie proprio all’interno del luogo in cui abitano. Poca teoria e molta pratica partendo da una novità normativa introdotta nel dicembre 2012. L’attenzione alla realtà e la sensibilità di voler rispondere con lucida intelligenza ad un bisogno impellente e diffuso per rendere la vita nelle città italiane sempre più smart.

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La città che vogliamo. Prove di cittadinanza per spazi pubblici inclusivi

La seconda edizione della Biennale dello spazio pubblico si svolgerà a Roma dal 16 al 19 maggio negli spazi della Casa dell'Architettura e della Facoltà di Architettura Roma Tre (ex mattatoio). In questo appuntamento confluiscono varie iniziative che hanno coinvolto Amministrazioni comunali, Università, progettisti, studenti. Tra queste la più recente è una call per raccogliere adesioni al progetto “La città che vogliamo”. L'obiettivo del progetto, che prenderà forma nella settimana dal 5 al12 maggio è quello di sensibilizzare le Istituzioni e i cittadini sul diritto di fruire degli spazi pubblici da parte delle figure più “fragili” come bambini, anziani, migranti, homeless, persone con disabilità motorie, sensoriali o mentali.

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Donne e servizi digitali per la salute

Abbiamo finalmente un Parlamento in cui le donne sono rappresentate, abbiamo una Presidente della Camera, ma buona parte del supporto sociale e sanitario della famiglia allargata (genitori, figli, eventuali zii soli,..) continua a gravare sulla donna, forse per la sua innata capacità di occuparsi di tante cose contemporaneamente, forse per il sottile senso di colpa che spesso le impone di non disattendere i suoi compiti “tradizionali” anche quando contribuisce in modo determinante all’andamento economico familiare. Pertanto tutte le inefficienze del sistema sanitario si ripercuotono quasi automaticamente sul genere femminile e causano extra lavoro. Lasciateci sognare (ma non solo...)

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Nin fa male ch'è piccate, nin fa bene ch'è spricate - #Chieti #volontariato

“Non fare del male perché è peccato, non fare del bene perché è sprecato”. Così si dice a Chieti ..e gli abitanti della città abruzzese sembrano prenderlo alla lettera (almeno stando ai dati di ICity-rate 2012). Grazie ai suoi 4 abitanti ogni 1000 che svolgono attività di volontariato, Chieti guadagna infatti la 97^ posizione nella classifica per l'indicatore "Volontari per 1000 abitanti". Ma i teatini sono in buona, per non dire ottima, compagnia lungo tutta la Penisola. Continuiamo con le "Pillole di ICity-Lab", la rubrica in cui proviamo a verificare modi di dire e luoghi comuni delle città italiane, utilizzando la piattaforma www.icitylab.it.

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Placemaking blog series: The benefits of aging in place

Sometimes it’s hard to define what makes a great place, but you know it when you experience it. Great places lure people in with activities, people watching, shopping or just the experience of being around others and feeling a sense of connection. Does this only happen at organic farmers markets or outdoor cafes? Hardly. Placemaking doesn’t just occur in affluent communities or vacation hotspots. Chicago’s 26th street in Little Village, 18th Street in Pilsen, or the Glenwood Market in Rogers Park are evidence that the power of a vibrant public place transcends geographic and demographic boundaries.

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I vantaggi di invecchiare sul posto

A volte è difficile definire in cosa consiste un “buon luogo,” ma se ci imbattiamo in uno di essi, lo riconosciamo. Un buon luogo attrae le persone con attività, incontri, la possibilità di fare acquisti o anche solo di stare in mezzo alla gente e sentirsi in contatto con gli altri. Questo può accadere soltanto ai mercatini biologici o nei caffè all’aperto? Non necessariamente. Il “placemaking,” la creazione di spazi pubblici a misura d’uomo, non è riservato solo alle comunità benestanti o alle zone turistiche. A Chicago, la 26esima strada nel Little Village, la 18esima strada a Pilsen o il Glenwood Market a Rogers Park sono esempi di come il richiamo di spazi pubblici vivaci oltrepassi i confini geografici e demografici.

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Città Smart e città verde: una relazione possibile

Quando parliamo di “città verde” possiamo riferirci alla percezione che se ne ricava sorvolandola con un aereo, grazie ad un’equa distribuzione tra parti grigie (costruito) e parti vegetali (campagna urbana, aree fluviali, spazi verdi pubblici e privati). Partendo da questa semplificazione possiamo poi introdurre diversi concetti: “città ecosistemica”, cioè una città in cui è valutata in termini di ricchezza la biodiversità animale e vegetale presente nel territorio urbano; “città ospitale”, intesa come città a misura d'uomo (su questo criterio gli interrogativi e i parametri di valutazione sono molto diversi e partono da punti di vista molto distanti); “cittadinanza con il verde”, cioè la possibilità di vivere con la necessaria presenza di uno spazio aperto capace di suscitare la memoria di un luogo fertile, agreste, felice. Ma per essere smart una città dev'essere necessariamente verde? Ecco il quesito di fondo. 

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La mobilità nell'era della "condivisione"

L’avvento di internet e la conseguente economia della conoscenza non hanno bisogno di luoghi definiti o specifici, come accadeva nell’epoca precedente. La produzione può avvenire in qualsiasi luogo sia dotato delle infrastrutture minime di connessione; conseguentemente la mobilità si sta gradatamente trasformando. L’automobile tradizionale, e in generale l’accesso alla mobilità di ogni tipologia di utenza, subirà radicali trasformazioni anche dal punto di vista sociologico, muovendosi gradualmente verso un’economia di “condivisione”.

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Un'altra idea sulla città (pubblica) intelligente

Ho seguito, con interesse ma non senza qualche perplessità, buona parte della tre giorni di Smart City Exhibition, a Bologna. Era quella stessa perplessità che in generale provo quando il termine città viene additivato con specificazioni varie: smart in questo caso, sostenibile, ecologica, a impatto zero e così via, in tante altre occasioni.

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“Innovatore sociale a chi?” Spunti da una mattinata di lavori sulla smart city italiana

A Smart City Exhibition abbiamo dedicato una sessione all’innovazione sociale, in una carrellata di esperienze e riflessioni sul tema, da Udine a Siracusa. Rosario Sapienza, nella sua esperienza di hubber siciliano, raccontava che non è raro incontrare persone che, pur facendo innovazione sociale, sono refrattarie alla definizione. Il rischio per queste realtà è di rimanere ai margini delle reti che, sempre più e su più livelli, si attivano. Non si tratta tanto di categorizzare quanto di aprire la prospettiva dell’innovazione sociale italiana (quella reale) in un momento in cui, dal policy-making alla progettazione sul campo, già non possiamo farne a meno.

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