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La partecipazione, nella democrazia rappresentativa, rimane un dilemma irrisolto

Il tema della partecipazione pone un importante dilemma quando si parla di democrazia rappresentativa. Le iniziative più inclusive, infatti, sono quelle che si collocano fuori dal sistema politico tradizionale, nel quale, invece, i partecipanti non rispecchiano le caratteristiche socio-demografiche della popolazione. I cittadini più privilegiati sono più rappresentati nel sistema politico, mentre le iniziative non tradizionali vedono una forte partecipazione più allargata. Pubblichiamo un articolo di Tiago Peixoto in cui un confronto tra la presenza dei cittadini alle elezioni politiche newyorkesi del 2009 e al Bilancio Partecipativo (sempre di New York) del 2012, induce a riflettere sul valore e sul peso della partecipazione.

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Non avete mai sentito parlare del settore "Civic-Tech"? Male, è il futuro del government pubblico!

Cosa succede se tecnologia e vita civica si intersecano? Un settore chiamato “civic-tech” prende vita. Si tratta di aziende for-profit e non-profit, imprenditori singoli e progetti comunitari che utilizzano la tecnologia per migliorare la vita civica. Se finora non conoscevamo l’ ampiezza e la potenzialità del settore, ora, Knight Foundation, una fondazione americana che supporta progetti di innovazione, ha condotto un’analisi che ci racconta che il settore è in crescita e che ci spiega quali sono le aree di questo settore in cui conviene investire.

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The Engaging City: quando un like non è partecipare

In Italia meno di un Ente Locale su quattro ha un profilo su Facebook (lo scrivevamo qualche giorno fa), ma non è solo questione di numeri. Che senso ha stare su una piattaforma social per una PA? Si può davvero credere che basti un click per attivare comunicazione, consultazione e collaborazione: le “C” della partecipazione civica o, dovremmo dire, dell’engagement? Le leve che fanno muovere la partecipazione pubblica sono più complesse. Proviamo a definire cosa questo significhi.

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Misurare e valutare l’intelligenza di un contesto urbano gli strumenti ci sono…

Per “valutare” se un contesto urbano è intelligente occorre sapere cosa guardare, cosa misurare e come farlo. Occorre confrontarsi con le altre realtà di riferimento e programmare politiche pubbliche per recuperare terreno e migliorare i valori misurati. In una parola servono indicatori statistici, gestione, analisi e indicizzazione dei dati, metodologie di analisi su stato di attuazione. Tutti elementi che il "Piano nazionale delle comunità intelligenti" indica come necessari per accompagnare il percorso di programmazione delle Smart City. Se ne è parlato oggi a #SCE2013 in occasione dell’incontro “Una statistica Smart per prendere le misure alle comunità intelligenti”.

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Un vademecum smart city per passare dalla teoria alla pratica

Presentato oggi il vademecum sulle città intelligenti elaborato dall’Osservatorio Nazionale Smart City di ANCI in collaborazione con Forum PA.

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Riconoscere le competenze. S.P.E.S.Lab approfondisce il sistema della Regione Veneto

In un momento di disoccupazione crescente come quello attuale, l’allineamento tra i fabbisogni di competenza delle persone e le esigenze dei sistemi produttivi può rappresentare un’importante leva su cui puntare per favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. Il focus degli ultimi anni è stato fortemente puntato sul tema della validazione e certificazione delle competenze acquisite in contesti non formali ed informali. Proprio su questi temi si è concentrata la Visita di Studio organizzata dal 10 al 12 luglio a Venezia dal Progetto S.P.E.S. LAB - Servizi per le Parti Economiche e Sociali di tipo LABoratoriale - iniziativa realizzata nell’ambito del PON GAS FSE 2007-2013 a titolarità del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

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Smart City Genere e Inclusione. L’intelligenza dei territori e le differenze: un anno di lavoro verso SCE2013

Il workshop tematico Smart City Genere e Inclusione, promosso lo scorso anno su iniziativa di Stati Generali Innovazione e Università Ca’ Foscari-CISRE/ECWT (European Centre for Women and Technology) con ForumPA, ha dato l’avvio ad un percorso di ricerca e progettazione sul tema[1] che comincia a portare i suoi frutti, mentre ci avviciniamo all’edizione 2013 di Smart City Exhibition che ospiterà la seconda edizione dell’evento e che sarà l’occasione per fare il punto sui nuovi sviluppi.

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Hic sunt leones? Cittadini attivi e amministratori pubblici a FORUM PA 2013 (Atti on line)

Niente è perfetto e non lo è stata la Giornata della Cittadinanza Attiva a FORUM PA 2013, in cui abbiamo messo al centro dei lavori la (mai semplice) relazione della PA con i suoi cittadini, a partire dalle esperienze di questi ultimi e seguendo il loro punto di vista. Lo spirito, però, era decisamente quello giusto, il gruppo di lavoro eccellente e l’inizio – perché di un inizio si tratta - promettente. Ora lavoriamo sui prossimi passi, aprendo e riaprendo i ragionamenti e gli approcci e disegnando iniziative di sperimentazione. Intanto qui gli Atti e il video integrale della Giornata.

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Una PA che funziona per la crescita del Paese. Cultura, strumenti e condizioni per un reale cambiamento

Il libro "Una pubblica amministrazione che funziona per la crescita del Paese. Cultura, strumenti e condizioni per un reale cambiamento", di Elena Zuffada, Professore Ordinario di Economia aziendale - Università Cattolica del Sacro Cuore, presenta numerosi spunti di interesse. In particolar modo il volume effettua un'analisi critica delle riforme promosse dalla pubblica amministrazione negli ultimi venti anni, illustrando luci ed ombre di tale percorso di rinnovamento e discutendo al contempo, non tanto la solita agenda di riforme, quanto piuttosto la cultura, gli strumenti e le condizioni necessarie per promuovere un reale cambiamento della PA.

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L’implementazione del Compact all’interno della pubblica amministrazione centrale

"Approvato nel novembre del 1998, il Compact rappresenta la realizzazione dell’impegno assunto da Tony Blair nel corso della campagna elettorale dell’anno precedente: coinvolgere attivamente il terzo settore nella realizzazione delle politiche sociali del Regno Unito. Per diversi anni, infatti, pur ricoprendo un ruolo socialmente ed economicamente importante, le organizzazioni del terzo settore (OTS) non hanno goduto di alcun riconoscimento formale da parte delle istituzioni pubbliche, rimanendo quasi sempre escluse dai tavoli decisionali legati allo sviluppo e implementazione delle public policies del Paese. Proviamo a comprendere come gli apparati del governo centraleabbiano progressivamente fatto propri i principi del Compact, sviluppando misure capaci di migliorare i rapporti istituzionali con le OTS e atti a sviluppare forme di collaborazione sempre più intense con tali realtà".
Continua l'approfondimento sul modello britannico a cura di Lorenzo Bandera, ricercatore dell'Osservatorio Secondo Welfare.

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