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Roma brucia anche di energie positive #laltraCapitale

A leggere i giornali e i commenti ci troviamo davanti a una città in bilico tra il commissariamento per il fallimento della politica e la rivolta che trasformerebbe in poco tempo le nostre periferie nelle banlieue parigine. Senza nulla togliere alla drammaticità della situazione, la lettura attuale rischia di non tener conto di una realtà molto più complessa e di non interpretare, o peggio ancora non ascoltare, quelli che potrebbero essere i prodromi di un nuovo modo di intendere la cittadinanza urbana.

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Costi, sprechi e privilegi

Si sa che veder buttar via il cibo quando si ha fame è doppiamente doloroso, altrettanto è insopportabile constatare l’insieme stratificato dei privilegi che circondano la cosiddetta “casta” della politica. Ciascuna di queste “agevolazioni” ha avuto certamente un suo perché, magari anche razionale: la loro somma però è divenuta un mostro logico, oltre che politico e morale, specie in un momento di lacrime e sangue per le nostre tasche come questo. Eppure c’è qualcosa in questo assordante coro di sdegno, in queste centinaia di migliaia di fan che insultano gli “onorevoli” su Facebook, in questo proliferare di inchieste su quanto costa un cappuccino alla Buvette che mi lascia perplesso e che mi sembra stonato.
Provo a spiegarvi perché.

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Orgoglio PA: otto occasioni per essere fieri di un lavoro ben fatto, a vantaggio di tutti

Sono anni che ci riempiamo la bocca di meritocrazia, ma di premi ai più bravi in realtà nella PA se ne vedono ancora pochini. Eppure se c’è qualcosa di cui andare orgogliosi è proprio di far bene il proprio lavoro, specie quando, come per chi lavora in un’amministrazione pubblica, questo lavoro ben fatto è a vantaggio dell’intera comunità. Proprio da questo orgoglio vogliamo ripartire per un’operazione che io avevo proposto di chiamare “PA pride” e che i miei collaboratori mi hanno invece caldamente consigliato di chiamare “Orgoglio PA”, che poi vuol dire la stessa cosa, anche se nella mia versione un po’ meno politically correct era più evidente una fierezza combattiva, che va contro i luoghi comuni e che il suo spazio se lo conquista nonostante tutto. Ma, al di là del nome, cosa è “Orgoglio PA”?

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Ecco il programma di FORUM PA 2011: perché essere in rete non è un gadget, ma un diritto e un dovere della PA

La differenza più evidente tra un’impresa, quale che sia, di trenta anni fa e una di oggi è che oggi quel che viene trattato, prima ancora che materie prime, sono informazioni. Se questo è valido in una fabbrica manifatturiera lo è evidentemente a maggior ragione nella amministrazione pubblica, in cui l’evoluzione post-fordista del lavoro e l’organizzazione a rete dovrebbero essere ormai il paradigma. In questo contesto che non può che essere net-centrico e basato sull’intelligenza diffusa, il nemico principale è l’autoreferenzialità, il coltivare il proprio orticello difeso da alte mura, l’incapacità di confrontarsi, di scambiarsi idee, di lavorare insieme in progetti condivisi tra amministrazioni che si collegano sia in senso orizzontale sia verticale. Nello stesso tempo, proprio mentre ne riconosciamo la necessità, dobbiamo, in un responsabile e continuo trade-off, tener conto dei costi del lavoro in rete e valutare sempre se e quando ne vale la pena.
Il programma di FORUM PA 2011, che vi presentiamo oggi ancora in anteprima nasce proprio da qui.

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Dirigenti. Ma che vogliamo da loro?

Una lettera, una delle tante che mi arrivano di questo tenore in questi mesi, mi racconta la situazione di un dirigente in un settore a forte innovazione di una città media, alle prese con la difficile missione di innovare nonostante tutto. Non può incentivare nessuno, non può spendere, non può formarsi, non può neanche partecipare a incontri formativi o a momenti di confronto, perché persino le spese per trasferta sono state decurtate senza giudizio discriminante, ma solo con il criterio del taglio lineare. Insomma non può che negare con i fatti quel “governo con la rete”, quell’apertura di idee e di orizzonti che tutte le riforme dichiarano a parole.
In questi casi mi viene da pensare che il legislatore sia strabico e che la mano sinistra non sappia quel che fa la mano destra.

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150 anni: voglia di unità, ma perché? e su che?

 Due sondaggi recentissimi, da prendere come tutti i sondaggi con le molle, ma certamente rivelatori del mood degli italiani, ci riportano, nonostante tutto, una forte voglia di unità e di valori. Nello sfacelo di un crollo di immagine e di affidabilità di quasi tutte le istituzioni pubbliche, Governo in testa, il simbolo dell’Unità nazionale, ossia il Presidente della Repubblica vede aumentare la fiducia degli italiani. Chiamati poi a scegliere la “parola guida” per la ricorrenza dei 150 anni dell’unità, oltre centomila rispondenti indicano un significativo terzetto, che si aggiudica da solo la metà dei voti su ben venticinque scelte: Costituzione, Resistenza, Tricolore. Non è quindi retorica melensa parlare di Unità d’Italia e di come celebrarla in questo 150° anniversario che è stato fonte per ora più di polemiche che di festa.

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Le novità di FORUM PA 2010

In questo video editoriale vi presento i grandi temi e alcune delle principali novità della ventunesima edizione di FORUM PA: da tutto quello che c’è da sapere sulla riforma Brunetta al valore della condivisione dei dati pubblici, fino alla lectio magistralis del premio Nobel Amartya Sen, solo per citarne alcune. Il programma è ricco di approfondimenti verticali, come le Smart Cities e la Sicurezza, tutti sotto una stessa matrice: non si esce dalla crisi senza innovazione.

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Regole fra forma e sostanza

Più o meno è tutta la vita che mi occupo del rapporto tra forma e sostanza nelle regole, almeno da quando alla licenza liceale decisi di discutere il rapporto, per nulla scontato nonostante l’eroismo della fanciulla, tra leggi scritte e leggi non scritte nell’Antigone di Sofocle. Questi giorni, quindi, mi fanno stare con le antenne alzate e, sempre dal mio piccolo posto di osservazione sulla pubblica amministrazione e la sua faticosa riforma, mi fanno molto pensare. Anche ora, infatti, un diritto sostanziale, votare liberamente, si è scontrato con un altro diritto sostanziale, dato dal rispetto delle regole del gioco, in cui la forma è essa stessa sostanza.

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