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Forconi? "qu'ils mangent de la brioche!"

E’ la frase che si attribuisce a Maria Antonietta quando le annunciarono, appena prima della rivoluzione, una rivolta con i forconi di un popolo che non aveva più pane. Il rischio che la politica risponda completamente fuori tono alla protesta di piazza esisteva allora ed esiste ora quando alla rabbia disperata la risposta arriva incomprensibile e distorta. E vedo la rabbia di casa anche nel pubblico impiego.
Mi aggiro quindi tutti i giorni tra gli uffici pubblici e i commenti che quotidianamente vengono postati a latere degli articoli nostri e dei vari quotidiani online, per comprendere le ragioni che sono alla base di una rabbia vera, quella che può animare per mesi piazza Tahrir, separandole dai momentanei sbuffi che al massimo producono qualche “Vaffa”. Ne è uscito un sommario e provvisorio elenco delle cose che appaiono ora, nella PA, assolutamente insopportabili e che devono quindi trovare risposte adeguate (pane non brioche) immediatamente (settimane, non mesi, né tantomeno anni), per evitare che “i forconi” trovino nell’impiego pubblico altra truppa per riempire le piazze.

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Repetita iuvant?

L’agenda per la ripresa proposta al Governo dai sindacati e dalla Confindustria a Genova è certamente la novità politica più importante di questi ultimi giorni, caratterizzati per altro verso da rumori di fondo che hanno spesso poco a vedere con la vita reale dei cittadini e delle imprese. Al di là però della rilevanza del documento dal punto di vista politico, quel che tragicamente traspare dai tre punti proposti (fisco, politiche industriali e riforma dello Stato e della PA) nelle loro varie articolazioni, è che leggiamo per l’ennesima volta cose che sappiamo benissimo. Come più volte mi è capitato di dire il nostro problema non è il cosa fare, ma come farlo effettivamente.

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Cosa lo sappiamo, ora troviamo come! Qualche idea ce l’avrei…

Il prossimo post che leggo che mi dice che non possiamo perdere il treno, che dobbiamo attuare l’agenda digitale, che dobbiamo dare una svolta all’innovazione, che non possiamo permettere che un non-governo non governi la politica per il digitale, che “la Francia invece…”, che “hai visto in USA…”, che prima di tutto il lavoro per i giovani, che il futuro è nelle smart city, che se usiamo il cloud risparmiamo miliardi, ecc. giuro che ululo alla luna per una notte intera! Quello che c’è da fare lo sappiamo, quel che non sappiamo trovare è come farlo...

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Il buco e la foca

Sì, lo confesso, l’immagine pulita di un buco nel ghiaccio, intorno a cui stiamo tutti aspettando che emerga la mitica “ripresa” mi piace assai di più del famoso tunnel con una luce in fondo, che poi non sai mai se è l’uscita o un treno che ci viene addosso! Il punto è che, per quanto posso vedere, stiamo tutti aspettando infreddoliti che la foca esca di nuovo dallo stesso buco in cui si è inabissata. Ecco io credo che non sarà quello il buco da cui riuscirà e che con grande probabilità neanche sarà la stessa foca. Fuor di metafora già tre anni fa in un editoriale dal titolo “La crisi e poi?” citando Rampini incitavo a non sprecare la crisi, ma ad operarci per cambiamenti sostanziali non tanto e non solo nei processi e nei contesti (un po’ di liberalizzazioni, una spruzzata di incentivi, un goccio di semplificazione, un bicchierino di ricostituente alle nuove imprese), quanto nel nostro stesso immaginare il futuro e quindi nelle scelte strategiche di fondo. Molta acqua è passata sotto i ponti, ma ancora non vedo quella svolta che potrebbe aiutarci a non congelarci in un’attesa forse vana.

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La concorrenza non è un lusso: la relazione di ieri dell’Antitrust esprime una forte preoccupazione

Ieri è stata presentata la relazione annuale dell’Antitrust (L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato), l’ultima relazione con la Presidenza di Antonio Catricalà: l’ho trovata particolarmente chiara e stimolante, anche se molto preoccupata. Ve ne racconto i fondamentali. Il punto chiave è già nella prima pagina delle considerazioni iniziali: “la concorrenza non è un lusso da concedersi solo durante i cicli economici espansivi ma diventa strumento indispensabile nei periodi difficili per sostenere la ripresa e difendere i consumatori.”

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La terza elica e il sistema degli acquisti pubblici

Come si insegna nella teoria economica, l’innovazione è spinta da tre eliche (Etzkowitz 1997): il sistema pubblico, il sistema della ricerca e dell’università, il sistema delle imprese. È  proprio su quest’ultima elica che vorrei soffermarmi stimolato da una parte dalla grande partecipazione e spinta all’innovazione che ho visto da parte delle imprese che hanno partecipato a FORUM PA 2011, dall’altra da una crisi di rappresentanza delle aziende che si occupano di innovazione. Nell’organizzare FORUM PA 2011 ci siamo posti una domanda chiave: perché la PA, con tutto il suo sistema di acquisti e di gare, non riesce a comprare, se non in forma marginale, innovazione? La risposta non può essere univoca, ma il panorama che vediamo non è confortante.

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Per salvare capra e cavoli bisogna essere furbi, informati, flessibili

L’esercizio è di quelli difficili e ricorda la storia del lupo, della capra e della cesta di cavoli: come ridurre il costo globale della pubblica amministrazione tagliando gli sprechi senza tagliare i servizi. Un esercizio che richiede intelligenze flessibili, occhi attenti e informazioni corrette, retto giudizio. Altrimenti la capra si mangia i cavoli, il lupo si mangia la capra e noi ci troveremo da soli su una barca che fa pure acqua da tutte le parti! In questo editoriale provo a vedere come siamo messi per finire con una proposta.

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"A maggior ragione…" una riflessione su manovra finanziaria e amministrazione pubblica

La manovra finanziaria che è stata varata la settimana scorsa dal Governo, e di cui stasera (è lunedì 31 maggio) è disponibile finalmente il testo, ha avuto già innumerevoli commentatori autorevoli, permettete che, dal mio particolare osservatorio, vi giunga qualche considerazione su alcuni temi che non ho sentito ancora trattare con la sufficiente attenzione.

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Coniugare sviluppo e libertà per uscire dalla crisi: la lezione di Amartya Sen serve anche alla PA

Quest’anno a FORUM PA, la mattina del 20 maggio, avremo una lectio magistralis di Amartya Sen che torna in Italia e ci onora della sua presenza. Premio Nobel per l’Economia, Sen è famoso per aver presentato una delle più importanti teorie di economia politica degli ultimi decenni, fondata sulla necessità di pensare lo sviluppo non solo in termini di ricchezza monetaria o di PIL, ma giudicandolo sui gradi di effettiva libertà (capabilities) degli individui di realizzare con le proprie azioni (functionings) quel che ritengono positivo per il proprio progetto di vita.

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Elezione fa rima con innovazione?

Sono convinto che l’Italia non possa uscire dalla crisi se non con un deciso investimento in innovazione. Come si vede dall’ultimo decreto sugli incentivi, il Governo pensa ad altro, spero allora che almeno la politica regionale sappia interpretare questa assoluta necessità per non ritrovarci in pochi anni ultimi tra i Paesi ad economia avanzata. Con questo spirito sono andato a leggermi con pazienza, ma anche con speranza, con crescente, ma deluso interesse, quanto dicono sull’innovazione, l’accesso alla rete, la larga banda i 33 programmi elettorali che troviamo sui siti web degli altrettanti candidati principali nelle 13 regioni in cui domenica prossima si voterà. Quel che ho trovato mi ha permesso una specie di pagella che vi sottopongo.  

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