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Dieci proposte per innovare la pubblica amministrazione (in modo rapido e fattibile)

Nell’attuale tempesta cerchiamo di non perdere né la calma né la rotta, ma anche di essere sufficientemente realisti da porci obiettivi raggiungibili in breve tempo e con le risorse che abbiamo, altrimenti non sono obiettivi, ma sogni.  Un aiuto a questo esercizio ce lo dà il contributo in dieci punti di Mauro Bonaretti che vi propongo come editoriale, a cui segue una mia breve postfazione. Questo ideale programma si pone nella linea della concretezza dell’innovazione che il contest “La tua idea per una PA migliore” ha inaugurato con le sue 185 idee, per la maggior parte concrete e “cantierabili” già pervenute.

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Elezione fa rima con innovazione?

Sono convinto che l’Italia non possa uscire dalla crisi se non con un deciso investimento in innovazione. Come si vede dall’ultimo decreto sugli incentivi, il Governo pensa ad altro, spero allora che almeno la politica regionale sappia interpretare questa assoluta necessità per non ritrovarci in pochi anni ultimi tra i Paesi ad economia avanzata. Con questo spirito sono andato a leggermi con pazienza, ma anche con speranza, con crescente, ma deluso interesse, quanto dicono sull’innovazione, l’accesso alla rete, la larga banda i 33 programmi elettorali che troviamo sui siti web degli altrettanti candidati principali nelle 13 regioni in cui domenica prossima si voterà. Quel che ho trovato mi ha permesso una specie di pagella che vi sottopongo.  

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Alla fine di un anno bifronte

Questo è l’ultimo editoriale dell’anno: ci risentiremo il 5 gennaio. Tempo quindi di bilanci per un 2009 che io vedo bifronte. Anno di positivi risultati su molti dei nostri temi, ma anche anno di delusioni e di innovazione negata.
Proviamo a descriverlo attraverso cinque parole chiave. Visto che sono un ottimista ne elencherò tre che rappresentano, a mio parere, aspetti positivi dell’anno appena trascorso e due che sono state, invece, occasioni perse. Sulla prima parola mi dilungherò di più perché mi sembra la parola da incoronare come la più importante del 2009: trasparenza.

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Finanziaria: "Italia digitale"? Assente!

Partendo dall’assunto banale che per fare più digitale l’Italia qualche soldo serve (penso solo ai 1.380 milioni di euro che è stimato costare il piano e-gov 2012 ) mi sono messo a sfogliare fiducioso la legge finanziaria 2010.

Ma no, non c’è proprio: l’Italia digitale non c’è...

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