Cerca: Editoriale, PA digitale

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Finanziaria: "Italia digitale"? Assente!

Partendo dall’assunto banale che per fare più digitale l’Italia qualche soldo serve (penso solo ai 1.380 milioni di euro che è stimato costare il piano e-gov 2012 ) mi sono messo a sfogliare fiducioso la legge finanziaria 2010.

Ma no, non c’è proprio: l’Italia digitale non c’è...

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Obama mette online la banca dati dello Stato...e da noi?

La notizia (uscita ieri su Repubblica.it) è di quelle semplici da raccontare: tutto l’archivio federale degli Stati Uniti (una cosetta che vale 32.000 documenti l’anno solo di aggiornamento) sarà online a disposizione di tutti e così, tramite l’Open Government Initiative, lo saranno tutti i documenti delle varie agenzie.

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Ma questo piano di e-government?

Sono passati circa  100 giorni da quando è stato reso noto il piano di e-government di legislatura (e-gov 2012) ed è opportuno chiederci a che punto siamo.

In parte ci può aiutare un sito www.e2012.gov.it, ma solo in parte. Infatti leggendo tra le righe di descrizione e le “faccette”, in massima parte soddisfatte, qualche dubbio ci viene. Il piano come sapete era molto vasto, troppo vasto direi e, in effetti, per alcuni settori chiave non siamo ancora riusciti a vedere il cambio di passo, né, per la verità, siamo riusciti a sapere se, e in che modo sarà finanziato. 

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Crisi di Internet o crisi delle politiche d’innovazione?

Come sapete io comincio in generale dai fatti. E questa volta non sono belli, ma ahimè non sono neanche discutibili perché sono numeri ufficiali. Ce li propone l’Eurostat, l’ufficio statistica dell’Unione Europea, e riguardano l’uso di Internet nei vari Paesi dell’Unione e la relativa penetrazione della banda larga.

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PA digitale? Io l’ho vista…

...ma non era dove la cercavo. Qualche settimana fa avevo lamentato in un editoriale di non riuscire a vedere un effettivo progresso nel campo cruciale dell’innovazione tecnologica della PA. Tre fatti avvenuti in questi giorni mi hanno convinto che ero io che non guardavo dalla parte giusta. In realtà non è verso il Governo centrale che dobbiamo rivolgere il nostro sguardo, ma verso la capacità di progettazione e di coesione delle istituzioni che sono sul territorio.

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Noi… padroni di Internet

La scorsa settimana, il 22 e 23 ottobre, sono stato a Cagliari per l’IGF (Internet Governance Forum) che si è tenuto lì promosso dalla Regione Sardegna e dal Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione. Ci sono andato per capire cosa è questo Forum e in che modo è influente su quell’ambiente, Internet appunto, che è il mare dove nuotano tutte o quasi le innovazioni di cui parliamo. In realtà, come certo non vi sfugge, Internet è un fenomeno del tutto particolare: in un mondo totalmente mercificato non ha padroni e contiene in sé una reale democraticità, ma da chi e in che modo è regolato? Da chi e in che modo è indirizzato? Da chi e in che modo è difeso da egemonie commerciali o politiche e/o da censure che ne minano il potere rivoluzionario che gli deriva dal fatto che ciascuno di noi è in rete fruitore e insieme produttore di cultura?

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Occasione perduta?

In un recente editoriale lamentavo che la PA digitale fosse ormai da aggiungere alle tante riforme perdute da far cercare a “Chi l’ha visto?”. Immediatamente ho avuto l’indignata reazione di molti che in questi anni ci hanno lavorato e creduto e che magari hanno anche ottenuto, nel loro settore o nel loro territorio, risultati apprezzabili. Per non incorrere in quello che Michele Serra ha magistralmente descritto come “pensiero sbrigativo”, che tanto successo ha ora nella politica, cerco di argomentare meglio il mio ragionamento dividendolo (Bacone insegna) in pars destruens e pars adstruens, insomma in criticità e proposte. Non è un elenco “sbrigativo” io ci ho lavorato un bel po’ di tempo, quindi altrettanto ve ne chiedo. Armatevi di un po’ di pazienza e prima di criticare leggetelo tutto.

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PA digitale, chi l’ha vista?

Cominciamo da un aneddoto: mi sono trovato ieri ad un tavolo con molte delle aziende multinazionali di ICT che operano nel mercato pubblico italiano. Nella chiacchierata (era un tavolo sulla sanità elettronica) l’umor nero era generalizzato: tutte, ma proprio tutte, le aziende lamentavano che il ruolo del public sector italiano è sempre più calante nel panorama internazionale, che le case madri disinvestono dalla PA italiana sia in termini di persone, che di risorse per la ricerca e quindi di innovazione, che il mercato appare sempre più confuso, frammentato in piccole e piccolissime iniziative e lento nelle decisioni.

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La sfida dell'utente

Il Settimo rapporto CapGemini sull'e-Goverment ha presentato un bilancio sui progressi fatti dai diversi governi in termini di offerta dei servizi on line. Un bilancio che è stato presentato come positivo, mettendo in risalto che seppure molte sfide restano aperte, un certo numero (più che soddisfacente) può dichiararsi senza ombra di dubbio vinto... o se preferite superato.

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