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Ministro si, Ministro no. Ma serve o non serve un ministro per l’innovazione?

Nella storia dei Governi italiani dal 1948 ad oggi in solo quattro Governi c’è stato un Ministro dell’Innovazione. Tra i 27 Paesi dell’Unione Europea 11 Paesi hanno un Ministro con una delega specifica per l’innovazione o la Società dell’Informazione in generale insieme a deleghe per la ricerca o la scienza. Negli altri paesi l’innovazione tecnologica è trasversale ai vari dicasteri. Insomma le scelte sono diverse. Ma se in sé non è un dramma se nello scarno Governo Monti non c’è un Ministro delegato all’Innovazione, perché allora io sono così preoccupato? Perché è un fatto incontrovertibile che l’Italia è attualmente ai margini nella geografia mondiale dell’economia digitale. Ma senza economia digitale non c’è sviluppo e non c’è crescita neanche in termini di qualità della vita e sostenibilità. Non è possibile però risalire la china senza scelte coraggiose, che per loro definizione sono politiche.  Vediamo quali… 

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La tela di Penelope dell’Italia digitale

Nonostante tutto  e nonostante la lettura mattutina dei titoli dei giornali, voglio essere ottimista e quindi, prima di commentare il fatto che nella famosa lettera programma del Governo all’Ue “per lo sviluppo e la crescita” non sia mai nominata la rete, mai nominato Internet, mai accennato all’economia digitale che pure impatta per il 5% del PIL nei Paesi sviluppati e più smart e solo il 2% in Italia; prima di andare a vedere se le indiscrezioni di questa mattina su un ennesimo stanziamento (gli altri sono stati tutti disattesi) sulla banda larga sarà reale o solo annunciato, prima di ogni delusione voglio raccontarvi tre fatti positivi, anzi tre e mezzo.

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OPEN GOVERNMENT: La strada obbligata per la PA del FUTURO. Ecco il tema di FORUM PA 2012.

Come ogni anno a ottobre facciamo oggi il punto sullo stato dell’innovazione nella PA e nei sistemi territoriali e proponiamo alla vostra attenzione il tema che ci accompagnerà sino al prossimo FORUM PA 2012 (16-19 maggio).
Nello scegliere l’OPEN GOVERNMENT come tema per la prossima edizione, intendiamo coglierne sin da subito lo spirito e farci interpreti della filosofia che porta con sé chiedendo ai nostri lettori di controllarci, commentarci, correggerci, di agire in prima persona suggerendo emendamenti, casi di successo da porre all’attenzione pubblica, di arricchire la riflessione che da oggi ci accompagnerà fino a maggio con ogni tipo di contributo utile.
Sarà il nostro modo di valorizzare l’intelligenza collettiva che anima la nostra comunità.

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Open Government e Open Data, la prospettiva e la speranza italiana

La diffusione dell'Open Data in Italia sta riproducendo dinamiche simili a quelle che hanno portato alla nascita della telematica pubblica. Un primo nucleo di sperimentatori, di innovatori, di associazioni e di volontari insieme, spesso, alla lungimiranza di alcuni enti locali, permise allora la realizzazione delle prime reti civiche creando la cultura e la prassi necessaria che poi hanno permesso la nascita e la diffusione della telematica pubblica nella forma che oggi conosciamo. Un analogo processo, seppur dai ritmi più sostenuti, sta finalmente portando anche l'Italia ad allinearsi con le esperienze internazionali volte a rendere accessibili e riutilizzabili i dati raccolti e prodotti dalle pubbliche amministrazioni.

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Dati aperti, politica e democrazia: il caso dei bocciati del MIUR

Se i dati dei bocciati nella scuola statale forniti dal Ministero dell’Istruzione sono taroccati come dice Repubblica o sono solo “parziali” come dice il Ministero è senz’altro importante, ma non modifica di una virgola il mio ragionamento. Ad oggi l’opinione pubblica non ha dati certi su un elemento così importante per un Paese come il risultato scolastico, non della tornata di scrutini appena finita, ma di quella dell’anno scorso, del 2010. I dati pubblici non sono del Ministero che li dà a chi vuole e come vuole, sono dei cittadini...

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Certificati sì, certificati no

“Entro massimo due anni spariranno certificati e anche autocertificazioni, a tutto vantaggio del tempo e delle tasche di cittadini e imprese”. “E’ vietato per tutte le amministrazioni chiedere ai cittadini ed alle imprese dati già in loro possesso”. “I certificati richiesti dalle amministrazioni ai cittadini certificano solo la loro incapacità di scambiarsi i dati”. “Basta ai cittadini-fattorini”.
Non si tratta di dichiarazioni di Brunetta a margine del suo discusso intervento sull’abolizione dell’obbligo di presentazione dei certificati antimafia (non si è mai trattato dell’abolizione dei certificati stessi beninteso): si tratta invece di titoli e di virgolettati di Bassanini sulla stampa della primavera del 2001...

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Dalla trasparenza globale al controllo globale? Il Garante-privacy invita a governare Internet e a gestire le nuove tecnologie

Innovare sì, ma governando i rischi con attenta consapevolezza: è questo in estrema sintesi il messaggio che viene dalla relazione annuale del garante dei dati personali, mai come quest’anno attenta all’evoluzione delle tecnologie e preoccupata di una certa inversione di tendenza nel pendolo della sensibilità collettiva. La riservatezza rischia infatti di essere percepita non più come un valore da difendere, ma come “una inaccettabile pretesa di limitare il diritto a conoscere e sapere”. Una relazione coraggiosa, che in buona parte condivido, che prende posizioni molto nette contro il rischio che un uso “leggero” del diritto di informare ed essere informati possa far sì “che ciascuno diventi allo stesso tempo il potenziale controllore ed il possibile controllato, il cacciatore e la preda”.

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Open data? Un esempio così vicino e ancora così lontano

La scorsa settimana vi avevo parlato di una ricerca della McKinsey sull’impatto dell’economia di Internet sullo sviluppo e la crescita. Oggi ci rivolgiamo invece alla più vicina Francia e vi racconto (e vi traduco) la circolare che il primo Ministro Fillon ha inviato per lanciare in tutta la PA francese il programma di Open data. L’esempio ci interessa perché segna una strada che saremmo in grado sin da oggi (oggi, non tra un anno) di applicare anche da noi.

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L'impatto di Internet sulla nostra vita e sulla nostra economia: il rapporto di McKinsey all'e-G8 di Sarkozy.

“Due miliardi di persone sono collegati a Internet. Circa ottomila miliardi di dollari si scambiano ogni anno via e-commerce. In tutti i mercati sviluppati quasi due terzi del business coinvolge Internet e un terzo delle piccole e medie imprese usa intensivamente la rete…” Così comincia il rapporto che la McKinsey ha presentato la settimana scorsa in occasione del primo e-G8: un G8 dedicato proprio alla rete delle reti. Ho letto tutto il rapporto e ve ne parlo perché ancora troppo spesso vedo i nostri decisori giudicare quella di Internet come una moda passeggera, una roba da ragazzini di Facebook o di patiti delle tecnologie.

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Una Pa digitale e senza carta: una bufala per sognatori o un’opzione possibile? la partita è in corso, il risultato incerto

Sono oltre 230 i progetti arrivati, ora in fase di valutazione, per il nostro premio “Meno carta, Più valore”, che sarà consegnato il 9 maggio a FORUM PA; sono oltre 500 i congressisti che sono intervenuti nel convegno che il Polo Archivistico Regionale dell’Emilia e Romagna ha realizzato da poco per raccontare un primo anno di attività nella conservazione sostitutiva; è già in testa, anche se siamo ancora all’inizio della nostra campagna di iscrizioni, il convegno sulla dematerializzazione, che si è dimostrato il più gettonato da chi si iscrive alla prossima edizione del FORUM PA. Tutti questi segni vorranno pur dir qualcosa? Testimoniano forte e chiaro che la PA ce la sta mettendo tutta per passare dalle parole ai fatti in tema di digitalizzazione. Ce la faremo? Non ne sono certo: per rispondere esaminiamo le forze in campo.

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