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Mr. Agenda digitale: luci, ombre e crepuscoli

La notizia, data da Enrico Letta con un tweet, di aver arruolato Francesco Caio come “Mister Agenda Digitale” e insieme la nuova governance dell’Agenda digitale che riporta al diretto controllo della Presidenza del Consiglio dei Ministri tutto il processo di attuazione sono senz’altro due positive novità che non possiamo che accogliere con soddisfazione. Avevamo certamente bisogno di un coordinamento “alto” delle attività per l’Agenda e la figura e il curricolo di Caio ci lasciano ben sperare accanto a queste luci vedo però alcune ombre che rischiano di far fallire l’intera operazione.

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Una politica per l’agenda, un’agenda per la politica

Articolo del dossier FORUM PA 2013: What's new?

Continuiamo il nostro percorso tra i temi centrali del prossimo FORUM PA 2013. Dopo avervi illustrato la settimana scorsa il tema centrale dell’anno “Il Paese alla sfida della trasparenza”, in questo articolo esaminiamo il tema della costruzione dell’Italia digitale, che sarà uno dei pilastri della manifestazione, nonché della nostra attività dei prossimi anni. Lo facciamo partendo dalla presentazione del programma di lavoro dell’Agenzia per l’Italia Digitale (Agid) che il suo Direttore, Agostino Ragosa, ha esposto pochissimi giorni fa a tutti i responsabili dell’ICT delle amministrazioni centrali in un affollato incontro.

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Economia digitale: chi l’ha vista?

Ho letto con molta attenzione il puntuale resoconto dell’azione di Governo che Palazzo Chigi ha pubblicato sul suo sito, anche se poi è stato repentinamente tolto ed in questo momento (sono le 10.00 del 4 gennaio) è introvabile. In questo breve editoriale, il primo dell’anno nuovo, vorrei proporre un commento relativo esclusivamente all’economia digitale e alle politiche industriali che lo sviluppo di questo settore fondamentale per la ripresa richiedono. Sono infatti sempre più convinto, esaminando anche le azioni puntuali dei Governi delle principali economie mondiali, che la chiave della ripresa sia lì e che da parte nostra ci sia una radicata e tenace sottovalutazione di questo settore.

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Cronache di un anno bisesto

Sia la fine del mondo che stiamo aspettando, come dicevano i Maya, sia più semplicemente "L'anno che verrà" come diceva Lucio Dalla certo non vediamo l'ora che questo brutto anno bisesto-anno funesto che è stato il 2012 finisca e cominci un 2013 sperabilmente un po' meglio. Difficile sottrarsi dal fare consuntivi e rendiconti: io proverò a raccontare a modo mio l'anno che finisce stilando qualche elenco, ma per evitare il "ne ultra crepidam" che i latini intimavano a calzolaio presuntuoso, rimarrò nel campo dell'innovazione della PA.

Vi propongo quindi tre elenchi. Se avete voglia di giocare con me, magari aiutatemi ad arricchirli.

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Decreto sviluppo bis: ora abbiamo qualche mattone per l’Agenda digitale, ma non basta

Sono troppi anni che andiamo sbavando per uno straccio di presa di posizione di Governo sull’Agenda Digitale del Paese per sparare addosso al nuovo decreto legge, che finalmente dedica a questo aspetto fondamentale dello sviluppo una buona parte dei suoi 38 articoli. E questa è senz’altro una buona notizia. Cerchiamo quindi di essere positivi anche nelle critiche: volevamo costruire un importante ed ambizioso palazzo e abbiamo intanto messo giù, sul terreno del cantiere, un po’ di mattoni

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Caro direttore, ti scrivo

Caro direttore, ti scrivo…non so ancora chi tu sia, dovresti essere nominato entro domani (sono passati 30 giorni dal decreto del 26 giugno) a dirigere l’altisonante e ambiziosa “Agenzia per l’Italia Digitale”, ma forse dovrai aspettare qualcosa di più. Saresti dovuto essere scelto attraverso un avviso pubblico, di cui però si sono perse le tracce nella canicola di luglio, ma comunque in un qualche modo sarai scelto e incaricato. Sono certo (quasi certo) che sarai una personalità competente, uomo o donna che tu sia (ma la seconda opzione mi pare fantascienza), sopra le parti, in grado di immaginare un percorso per farci risalire una china internazionale che invece stiamo rapidamente scendendo. Sono certo che avrai chiara l’enorme responsabilità di essere nei fatti il CIO (chief information officer, ossia il capo dell’ICT) del Paese e, se l’accetterai, avrai chiara anche la strada da fare: proprio per questo ti scrivo.

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Pubblico o privato? Nel caso del CSI Piemonte dobbiamo andare oltre le ideologie

Parto da un caso concreto per pormi qualche interrogativo sulla difficile scelta se lasciare la produzione di servizi al privato o tenerla in mano pubblica. Premetto subito la mia idea: non ci sono scelte che vanno bene per tutte le occasioni. Va visto caso per caso e con serena oculatezza, ma non possiamo neanche accontentarci di soluzioni precotte per cui “il pubblico è sempre meglio” oppure, come attualmente va il pendolo, “il mercato è l’unica soluzione”. Partiamo da un caso, quello del CSI Piemonte, e da un fatto: oggi CSI Piemonte corre il serio rischio di essere smantellato in nome del risparmio e del dogma per cui "privato è meglio". In questo caso, dopo aver visto le carte, esaminato i numeri e lo stato dell’arte, credo che la privatizzazione non sia una buona idea e rischi di essere un danno per l’economia della regione, per i cittadini, per il processo di digitalizzazione del Paese. Vi spiego perché.

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Agenda Digitale: è l’ora della partecipazione

Si è aperta la consultazione pubblica per le azioni di Agenda Digitale. E’ la prima volta che viene sottoposta a consultazione una politica pubblica di una tale rilevanza ed ampiezza e non possiamo che rallegrarcene. Dall’11 aprile al 15 maggio sarà possibile intervenire compilando un questionario (forse un po’ rigido), esprimendo giudizi e priorità rispetto a ciascun obiettivo e a ciascuna azione delle sei aree tematiche (per ciascuna tra l’altro avremo a FORUM PA un seminario di approfondimento diretto dallo stesso coordinatore del tavolo di lavoro) e, soprattutto, indicare ostacoli e proporre correttivi e esprimere proposte e idee nuove, anche articolate.
Sono ottimista rispetto alla partecipazione, perché c’è grande attenzione e attesa, ma sarei anche più ottimista se avessi trovato sul sito dell’agenda digitale o nei documenti ufficiali risposta ad alcune domande che mi sembrano prioritarie.

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L’innovazione collaborativa per l’Agenda Digitale

Gruppi di lavoro, regia, raccordo, collaborazione, coinvolgimento: se si dà retta al vocabolario del comunicato che annuncia l’insediamento della cabina di regia per il programma dell’Agenda Digitale Italiana, c’è da credere che finalmente si sia preso atto che l’innovazione è un risultato di squadra. L’esperienza pregressa, nella mia memoria degli ultimi governi,  purtroppo non è gran che: spesso quando una politica ha avuto più di un responsabile si sono create gelosie, piccoli screzi, veti incrociati e demarcazioni di territorio che hanno avuto il risultato di rallentare, se non bloccare l’innovazione. Ma sono convinto che ora è diverso.

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Otto azioni contro lo spread digitale

Venerdì e sabato passati si è svolta a Roma, presso l’Università Roma Tre, la prima tappa degli “Stati generali dell’Innovazione”: un’associazione/movimento nata per iniziativa di molte associazioni, movimenti, aziende e cittadini convinti che le migliori opportunità di crescita per il nostro Paese sono offerte dalla creatività dei giovani, dal riconoscimento del merito, dall’abbattimento del digital divide, dal rinnovamento dello Stato attraverso l’Open Government. FORUM PA è tra i promotori ed io ho aiutato a dirigere il traffico delle decine di interventi che si sono succeduti sul palco, intervallati da momenti di lavoro di gruppo. Il risultato è stato ricco e operativo: otto proposte, due per ciascuno dei grandi temi affrontati, da sottoporre ora al nuovo governo, ai governi locali, alle imprese, alle associazioni nell’ottica di un processo multi-stakeholder. Ecco il documento finale.

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