Cerca: Editoriale, Riforma PA, pubblico impiego

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Tolomeo, Copernico e la PA "passo dopo passo"

Nei primi giorni di agosto, all’inizio delle ferie estive e quasi in contemporanea, è avvenuta la conversione definitiva in legge (con alcune modifiche non banali) del “decreto Madia”, il 90/2014 dal titolo “Misure urgenti per la semplificazione e la trasparenza amministrativa e per l'efficienza degli uffici giudiziari”, ed è stato incardinato al Senato il Disegno di Legge delega “Riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche” indicato come A.S. (vuol dire Atto Senato) n.1577. Di entrambi i provvedimenti ci siamo già occupati, ma ora è forse il momento di guardarli nel loro insieme, anche alla luce dell’importanza che il Presidente Renzi ha attribuito a questa riforma nell’ambito del recentissimo programma “passo dopo passo: mille giorni per cambiare l’Italia”.

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Riforma PA: un'analisi dello status quo

Ieri è stato pubblicato in G.U. il decreto legge che costituisce il primo passo verso una più complessa ed organica riforma della PA, annunciata dal Governo, che vedrà il suo organico dispiegarsi con il disegno di legge delega che attendiamo a breve. In questa occasione presentiamo l’edizione 2014 del rapporto di FORUM PA sul pubblico impiego che è una impietosa e preoccupante descrizione di una situazione non più sostenibile. Sarà questa la volta buona per cambiamenti strutturali? Vedremo.

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Ora abbiamo una vera Spending Review, è tempo di fare delle scelte

Venerdì scorso il Commissario straordinario per la Revisione della Spesa Carlo Cottarelli ha presentato al Consiglio dei Ministri il suo piano di proposte per una revisione della spesa pubblica 2014- 2016. Si tratta del primo documento concreto ed organico di spending review dopo i tentativi maldestri del 2007 e del 2009 e dopo il “rapporto giarda”, che però non si è mai concretizzato in un programma di azioni strutturato. Delle cifre si è parlato già tanto e ormai le dovremmo conoscere tutti bene: 7 miliardi nel 2014 (5 se si riuscirà a partire a maggio) e 34 sul triennio 2014-2016. Per questo più che scendere nel dettaglio dei singoli provvedimenti e riportare le tabelle, per altro molto chiare e leggibili, abbiamo provato a fare un’analisi più ampia e a concentrarci sul perché questo documento è così importante per il sistema italiano, e in particolare per il settore pubblico.

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La lotta fra poveri del pubblico impiego

Il decreto legge 101/2013 (il cosiddetto “decreto D’Alia”), relativo alla razionalizzazione della PA è stato convertito ed è ormai legge dello Stato. Di questo complesso e tormentato provvedimento mi interessa qui parlare della vexata quaestio che ruota intorno ai precari nel pubblico impiego. Premesso che a mio parere il Decreto legge 101 è un buon compromesso, probabilmente il migliore possibile oggi ed è dettato da sano buon senso, esso non può che mettere in evidenza un conflitto di fondo che sarà bene chiarire e su cui è necessario farsi un’idea.

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Pubblico impiego: il chiaro e l’oscuro

 La 23^ edizione del FORUM PA, che si apre il 16 maggio alla Fiera di Roma e che vede come suo tema centrale il concetto di "Open Government", si situa in un momento molto delicato del complesso processo di riforma del lavoro pubblico.
Dopo l’incompiuta stagione della Riforma Brunetta e il contemporaneo congelamento della dinamica salariale, tre appaiono, a mio parere le questioni sul tavolo, tutte complesse e di non facile né immediata soluzione. Di tutte parleremo a FORUM PA e su tutte cercheremo di fare chiarezza, aiutati in questo anche dal Dipartimento della Funzione Pubblica che si è lodevolmente impegnato a gestire uno spazio interattivo per rispondere pubblicamente ai quesiti posti in diretta o anticipati tramite Internet. Il nemico principale in questo momento appare, infatti, l’ambiguità, la non chiarezza, il tenere i piedi in due staffe.

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La PA di Patroni Griffi: ecco i programmi del governo per l’amministrazione pubblica

Forse sfuggita ai più perché tenuta in periodo “natalizio”, l’audizione del Ministro per la Pubblica Amministrazione e la Semplificazione in Parlamento è ricca di spunti interessanti e presenta, in forma chiara e immediatamente operabile, quel che il Governo e il Ministro si apprestano a fare nel campo dell’amministrazione pubblica. Ho letto con attenzione queste dense dieci pagine e ve ne ripropongo una sintesi ragionata, partendo da una frase che ne dà in qualche modo la chiave interpretativa. Dopo aver ricordato quanto accaduto nella PA in questi ultimi anni il Ministro Patroni Griffi dice “… sono convinto che la politica pubblica nell’Amministrazione debba cogliere il senso di questo percorso e muoversi in una linea di continuità”.  Vuol dire che per fortuna ci sarà risparmiata un’ennesima riforma del secolo, ma anche che gli sforzi sino ad ora fatti non andranno al macero anche se, come vedremo, i programmi sono ambiziosi e prevedono qualche significativa discontinuità.
Vado ad illustrarvi il documento per rapidi punti:

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Lessico civile per le amministrazioni pubbliche. Per un patto di dignità tra istituzioni e cittadini.

L’editoriale di oggi riporta anche nel titolo e senza interventi miei, una “nota formale”[1] che il Comune di Reggio Emilia, nella persona del suo Sindaco Graziano Delrio, ha diretto al Presidente dell’Associazione dei Comuni italiani e che mi sembra prezioso per il suo contributo al dibattito su innovazione nella PA, lavoro pubblico, rapporto con i cittadini, lotta ai fannulloni ecc. Insomma su tutti i temi che saranno oggetto dei prossimi decreti delegati che la legge delega di Brunetta (L.15/09) partorirà.

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La sfida del merito unisce l’Italia… a parole!

Il vecchio detto che meno una cosa si fa più se ne parla è sempre una chiave interpretativa cinica, ma attuale. E’ quindi con il forte rischio di iscrivermi tra i parolai che torno a parlare di un tema che mi è caro: il riconoscimento del merito nella PA[1]. Lo faccio partendo da tre fatti che sembrano andare tutti nella stessa, giusta, direzione.

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Orgoglio e pregiudizio, in tempo di crisi

Orgoglio è parola grossa e un po’ desueta, applicata alla PA sembra, poi, quasi fuori contesto, figuriamoci in un momento, come quello in cui viviamo, che ci porta allarmi continui e incalzanti di una crisi esogena che meno capiamo, più temiamo.
Brunetta, con un intervento come sempre molto diretto, ha alzato la palla parlando di una certa vergogna dell’impiegato pubblico a confessare il proprio lavoro ai figli, contrapposto all’orgoglio sorridente di un mitico “tornitore della Ferrari”. La metafora era chiara e le polemiche, seppure attese, mi sono sembrate in vero un po’ sforzate. Chiarissimo infatti mi è parso nel suo discorso l’incitamento al necessario “scatto d’orgoglio” che recuperi per il pubblico impiego, in questi momenti bui, il ruolo di fattore critico per uscire dalla crisi. Ma c’è un ma….

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Bilance, bandiere e … tornelli: riflessioni di un “benaltrista”

In questi giorni si è accesa una forte polemica incentrata sulla magica parola “tornelli” che ha suscitato reazioni violente specie quando è stata accostata dal Ministro Brunetta, in parte proprio per mettere in discussione quel che ritiene un santuario, alla parola magistratura. Tra i tanti articoli usciti mi ha colpito quello di Cervi su “Il Giornale” che se la prende con quel che ormai va sotto il nome di benaltrismo: ossia prendere posizione dicendo che “ben altro è il problema”. Se queste sono le premesse mi dichiaro subito prigioniero politico: sono un benaltrista, e me ne vanto. Credo infatti che sia del tutto insensato non ricordare che sia i mali della giustizia, sia quelli più in generale del pubblico impiego, non possono essere risolti solo con i tornelli, e che questi probabilmente non sono neanche uno dei fattori critici di successo e che quindi ben altro è il lavoro che ci aspetta.

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