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#sipuòfarese, #sipuòfarecon

Nel riformare la PA abbiamo bisogno di una dialettica vitale tra il “dentro” dell’amministrazione, ossia le donne e gli uomini che ci lavorano e che sono portatori di saperi, di competenze, di esperienze, ma anche spesso di “conservazione” e di tutele, e il “fuori” che è dato dalle esigenze a volte caotiche e contraddittorie di una società complessa e dalla politica, che è chiamata a leggerne e a soddisfarne i bisogni, ma non sempre riesce ad essere lungimirante e nello stesso tempo a tener conto di quanto già si è fatto. Siamo quindi condannati, tra due istanze che da sole sono due debolezze, a cercare la forza in un “dialogo” tra il dentro e il fuori. Da queste riflessioni nasce un secondo hashtag di FORUM PA 2015 che mette al centro la collaborazione, lo spirito di squadra, la condivisione. [vi segnaliamo che è on line un primo draft del programma della manifestazione e che è possibile iscriversi agli eventi]

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Nasce #RispondiPA per creare conoscenza tramite partecipazione

Ne siamo convinti da molto: una nuova PA, efficiente e in grado di gestire il futuro può solo nascere da un nuovo rapporto, radicalmente diverso, con i diversi attori che costituiscono il contesto delle sue azioni e i destinatari delle sue funzioni: cittadini, famiglie, imprese e gli stessi dipendenti pubblici. Non più semplicemente utenti, pazienti, clienti, fornitori, dipendenti, assistiti, consulenti, consumatori o, peggio, fannulloni e profittatori di una PA da mungere, ma partner di un nuovo modo di intendere l’azione pubblica e il bene comune da gestire e valorizzare insieme. E' su questa base che lanciamo oggi il progetto RispondiPA.

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Essere vigili

E' più forte di me, appena vedo qualcuno buttato in pasto ad un giacobino giudizio popolare mi viene voglia di guardare dietro alla notizia, di essere attento, direi "vigile". Già vigili: brutta storia quella dei vigili l’ultimo dell’anno a Roma. Ma forse vale la pena di guardarla meglio prima di trasformarci tutti in saccenti censori che non vedono l’ora di trovare il colpevole. Forse così troveremo anche qualche cosa da imparare, che è sempre meglio che sparare nel mucchio. Non mi metto a fare le pulci ai numeri, anche se leggendo tutto quello che è stato scritto in queste due settimane non mi pare che ci sia chiarezza alcuna sulle cifre. Né mi interessa in questo momento ribadire nuovamente, e ovviamente, che chi ha dichiarato il falso o truccato le carte deve essere sanzionato. No, cerco invece di andare un po' dietro l’immagine che ci è stata raccontata e come prima cosa mi chiedo come è potuto succedere che una grande organizzazione, fatta di quasi 6.000 persone, come i vigili urbani di Roma, si sia potuta ridurre in questo stato miserevole e innegabile di malessere.

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Cosa c’è e cosa manca nel "Piano d’azione italiano per l’Open Government"

Il Governo Italiano, nell’ambito della sua adesione all’Open Government Partnership (OGP), ha recentemente elaborato con un processo partecipato, aperto anche ad alcune realtà della società civile, un piano di azione per l’Open Government che è attualmente posto all’attenzione dei cittadini e degli addetti ai lavori per una consultazione pubblica. Il piano, dopo una premessa di inquadramento, si articola in tre parti dedicate a partecipazione, trasparenza, integrità e accountability, innovazione tecnologica e in sei azioni specifiche. Leggendo il piano non si può che riconoscere che si tratta di sei azioni utili e importanti, allo stesso tempo la sensazione è che si poteva sfruttare questa occasione per un documento di insieme più vasto, più coraggioso e più inclusivo.

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Per una seconda fase degli Open Data in Italia*

L’Open Data Day, celebrato a livello internazionale, è sicuramente l’occasione per una riflessione su quella che è stata in questi anni la via italiana agli Open Data e su quali siano le sfide da affrontare. Quella che possiamo chiamare, infatti, la prima fase degli Open Data è da considerare conclusa anche da noi. Una volta, parlando di questo processo, Tim Berners Lee scriveva che il percorso di liberazione degli Open Data deve partire dall’alto, dal livello intermedio e dal basso. Ed è quello che è successo negli ultimi tre anni anche in Italia.

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Primavera fredda, ma FORUM PA caldo! I RISULTATI DI FORUM PA 2013

In netto contrasto con la temperatura metereologica, che ci ha fatto vivere un autunno a fine maggio, questo FORUM PA 2013 è stato uno dei più caldi che possiamo annoverare nella nostra lunga storia. Si dimostra così ancora una volta che quando si mettono insieme, con una ricetta sempre da reinventare, belle persone, buone idee e volontà di non arrendersi ne viene fuori una cosa bella e utile.

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Buona Pasqua, se…

La Pasqua tocca profondamente ciascuno di noi, cristiani e non cristiani, portando una ventata di speranza, di vita e di colori contro il grigio, la monodimensionalità delle intelligenze, l’inverno dello spirito. Buona Pasqua quindi. Ma, dal mio punto di vista, sarà una Buona Pasqua per noi e per le nostre amministrazioni soprattutto se crederemo nella ripresa, ma se…

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FORUM PA 2013: il Paese alla sfida della trasparenza e della verità

Articolo del dossier FORUM PA 2013: What's new?

Tre sono le parole d’ordine dell’Open Government: partecipazione, collaborazione, trasparenza. In questo momento, però, la nostra attenzione si rivolge con la massima energia sulla grande domanda di trasparenza che leggiamo intorno a noi e che è giustificata e ragionevole. Se anche potessi svolgere qualsiasi adempimento online, potessi dimenticare per sempre l’indirizzo di qualsiasi sportello pubblico e potessi dialogare via Internet con qualsiasi ufficio, ma non sapessi esattamente come vengono spesi i miei soldi sino all’ultimo euro, sarei un cittadino a metà.

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Povera trasparenza, morta asfissiata!

Tartassata dalla crisi, trascurata per un’urgente spending review, coinvolta in salvaRuby e altre amenità la trasparenza delle pubbliche amministrazioni versava già in uno stato comatoso, mostrando palpiti di vita solo in pochi illuminati enti locali. L’affastellarsi di norme, di specifiche, di commi che, ricordando quello che era già obbligatorio lo prescrivono nuovamente, ma con originali dettagli, la stanno uccidendo. Mentre moltiplichiamo le leggi, sempre più dettagliate e potenzialmente “decisive”, scopriamo candidamente che le norme che c’erano che, se applicate, avrebbero già cambiato il volto delle amministrazioni, rimangono ancora totalmente lettera morta. Volete delle prove? Vi suggerisco qualche lettura.

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Quel che ho capito del Rapporto sul coordinamento della Finanza Pubblica presentato dalla Corte dei Conti

Luci e ombre nel rapporto della Corte dei Conti sulla Finanza Pubblica presentato ieri: trecentoventitre pagine dense e ricche di dati e di informazioni che danno conto di profonde contraddizioni. Ottimi risultati nella riduzione delle spese, ma a scapito soprattutto degli investimenti; enti locali complessivamente virtuosi, ma spesso costretti a nascondere il debito sotto il tappeto delle aziende partecipate; miglioramento dei conti nel settore della sanità, ma ancora rischi gravi di corruzione, lì più che altrove; aumento della pressione fiscale, ma fortissimo tasso di evasione; entrate crescenti, ma insoddisfacente equità; importanti successi congiunturali, ma ancora nessun nuovo disegno delle amministrazioni pubbliche e del loro perimetro.

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