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Mio figlio ha occupato il suo Liceo

Mio figlio, quasi diciottenne, ha occupato il suo Liceo a Roma assieme ad un gruppo di studenti. Alla mia richiesta di spiegarmi le sue ragioni mi ha risposto che sono molto arrabbiati con il Governo, ma non sanno bene perché, tranne che gli sembra di non avere futuro, che gli abbiano “espropriato i sogni”. Io anche sono molto arrabbiato, ma a differenza sua il perché lo so, anche se sono dubbioso che l’occupazione sia la miglior cosa da fare. So infatti che, come diceva il mio compianto amico Paolo Zocchi, “l’Italia non è un Paese per i giovani”. Qualche dato, perché è bene partire dai fatti.

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Giovani, riforme e riformisti

Tra le tante notizie brutte o discrete (le buone sono veramente rare) che ci bombardano in questi giorni di bilanci di fine d’anno, una mi sembra più di altre meritare una riflessione approfondita: l’OCSE, nell’ultima rilevazione, indica per l’Italia una occupazione giovanile che cala ancora e ci pone al penultimo posto nell’area OCSE. Insomma l’Italia non è più un Paese per i giovani e quel che è peggio, ci stiamo rassegnando a questo. Credo che se al 31 dicembre vogliamo guardare al dibattito sulle riforme fatte o mancate dobbiamo ripartire da qui: dalle centinaia di migliaia di giovani che rischiano di essere derubati di un posto attivo, di un futuro dignitoso, di una speranza di inserimento.

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Potlatch italiano e programmazione francese

Come in un rito infinito, un potlatch

[1]

appunto, eccoci di nuovo a distruggere quello che faticosamente si era costruito. Più o meno in quasi tutti dei tanti (troppi) centri di programmazione di questo governo affollato c'erano provvedimenti in itinere, quasi tutti buoni, stipati ordinatamente in attesa che si svelenisse un clima da rissa permanente e potessero intraprendere o concludere il loro viaggio nel neghittoso mare parlamentare.

 

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'48 "la Costituzione", '68 "la rivoluzione", '08 "?"

Carissimi, buon anno! A tutti voi, insieme a questa prima newsletter del 2008 arrivi anche un affettuoso augurio di un anno da ricordare tra tanti con un sorriso speciale.
Tranquilli... Non sto dando i numeri al lotto, come avrete già capito il titolo di questo editoriale si riferisce a due ricorrenze che ci accompagneranno nell'anno che entra e che anzi per la verità hanno cominciato a farlo già prima della fine dell'anno: 60 anni dal 1948, anno di nascita della Costituzione e 40 anni dal mitico '68, anno simbolo della "rivoluzione". Anni strani quelli con l'8: tondi e pieni, ma anche rischiosi come un "otto volante"!

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