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Ottima la ruspa di Renzi, ma qual è il bersaglio?

Alla ruspa Renzi è avvezzo, anche fuor di metafora, come quando, da sindaco, abbatté personalmente le brutte pensiline che da troppi anni e troppi sindaci rovinavano il profilo della Stazione di Santa Maria Novella. Lì l'obiettivo era chiaro: una superfetazione architettonica, nata per essere temporanea (antico vezzo che suol aver l’Italia) diventa permanente e si imbruttisce ogni giorno di più: ergo viva la ruspa! Quando invece il Presidente del Consiglio si propone di "entrare con la ruspa dentro la burocrazia" è lecito chiedersi cosa vuole abbattere. Quale bruttura è il suo bersaglio. La risposta non è scontata e da questa dipende una mia adesione entusiasta o una mia scettica perplessità. Perché quando si è ai comandi di una ruspa, bisogna essere sì decisi, ma anche molto molto attenti.

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Guadagnare legalità

Domenica sera Matteo Renzi ha annunciato di voler affidare a Raffaele Cantone la presidenza dell’Autorità anticorruzione, oggi Roberto Saviano scrive su “la Repubblica” le sue raccomandazioni per non abbassare la guardia contro questa piaga. Nel mio piccolo anche io vorrei dire la mia: come la nostra salute dipende soprattutto da come viviamo e guadagnare salute si può, ma solo cambiando stili di vita; così guadagnare legalità si può, ma solo cambiando i comportamenti e gli stili di amministrazione. Sorvolo sull’Autorità e sulla sua travagliata vita e mi soffermo invece sui fondamentali delle azioni da fare ribadendo che esiste un solo modo per avere un’amministrazione meno corrotta: quello di avere un’amministrazione più sana, più semplice, più trasparente, più meritocratica. 

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Renzi e la riforma della PA

Ho ascoltato con soddisfazione il Presidente Renzi parlare dell’efficienza della PA come della riforma “madre” di tutte le riforme. Ed in effetti l’efficienza della macchina pubblica è un prerequisito fondamentale per l’attuazione di qualsiasi policy. E’ senz’altro un bene quindi che il tema della “buona amministrazione” torni, dopo qualche anno, ad essere al centro della politica più alta. Devo confessare però che sono rimasto un po’ perplesso quando ho sentito dire che “ad aprile riformeremo la PA”. In un mese, se sono veloce, posso scrivere un saggio, arredare una casa, fare un viaggio, cominciare una bella relazione d’amore; non posso riformare l’amministrazione neanche se voglio, perché questo lavoro è un processo, non un evento. Posso, è vero, mettere in campo (Dio ce ne scampi) un’ennesima legge delega, ma temo che una legge non si sia rivelata in questi ultimi vent’anni lo strumento adeguato per cambiare le cose davvero. Che fare allora per dare un segnale forte che “si cambia verso” come recita lo slogan vincente di Matteo Renzi, che io giudico non una minaccia, ma una grande opportunità?

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