Cerca: Editoriale, governance dell'innovazione

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Il riduzionismo normativo e comunicativo che blocca l’innovazione

Tre eventi sugli Open Data degli scorsi giorni, apparentemente slegati tra di loro, mi hanno fatto riflettere sui limiti e le possibilità delle politiche dell'innovazione in Italia. L'immagine che ci viene restituita è quella che conosciamo bene di un paese ricco di energie vitali, con singole eccellenze distribuite a macchia di leopardo, ma che non fa sistema, non ha una visione che lo porta a non reggere i confronti internazionali. Non possiamo continuare a considerare l'innovazione come uno slogan da usare a tempo debito, come la foglia di fico per coprire la vergogna delle nostre inefficienze.

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Chiarezza chiarezza, mi punge vaghezza di te... la travagliata vita dell'Agenzia per l'Italia digitale

Così cominciava una bella canzone politica di quando ero giovane. Mi torna in mente stamattina quando ci svegliamo, dopo l’annuncio delle dimissioni di Alessandra Poggiani da direttrice dell’AgID, senza più una guida per la già tanto travagliata strategia per l’Italia digitale, ossia per risalire il baratro nelle classifiche internazionali nel campo probabilmente più importante per l’occupazione e lo sviluppo sostenibile.

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La "carta della cittadinanza digitale" è in Senato

Mentre in aula si svolgono le votazioni per l'elezione del Capo dello Stato, le Commissioni parlamentari continuano a lavorare su riforme altrettanto importanti - anche se di minore interesse per i media tradizionali. E' il caso del disegno di legge delega "Madia" sulla riforma delle amministrazioni che, in base ad un emendamento del relatore, potrebbe rivelarsi un grande passo in avanti per quanto riguarda i diritti dei cittadini nel processo di digitalizzazione ed ammodernamento della PA. Il primo articolo diverrebbe di fatto una vera e propria "Carta della cittadinanza digitale".

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Per una amministrazione nativa digitale: come fare...a fare presto

Anche per la costruzione della “PA tutta-digitale”, tanto evocata quanto sinora inutilmente attesa, la necessità di fare presto non può mettere in secondo piano l’obbligo a fare bene. In questo illuminante articolo, pubblicato nella rassegna ASTRID, Giulio De Petra per "far presto e bene" rivolta il tavolo e propone un nuovo paradigma: provare a costruire una PA "nativa digitale" senza limitarci ad informatizzare l’esistente, neanche quando questo ci sembra immutabile legge di natura. Ce la possiamo fare? No se ci limitiamo a velocizzare gli adempimenti, a digitalizzare gli stessi fascicoli, a continuare ad affastellare norme; sì se usiamo un pensiero divergente, se usiamo meno diligenza e più immaginazione, se diamo spazio ai giovani di mente, ma anche ai giovani d’età, perché spesso, anche se non sempre, le due cose coincidono. Mi piacerebbe che su questa suggestione si aprisse non un dibattito, ma un gruppo di pensiero,  perché se l’immaginazione è spesso individuale, far sì che questa porti frutti qui e ora è sempre un lavoro collettivo.

Carlo Mochi Sismondi

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Ex malo bonum? Come trarre del bene dall'ennesima crisi di Governo

Con questo motto cristiano Sant'Agostino ci invitava a considerare come dal male assoluto - la condanna, la tortura e la crocifissione di un innocente -  potesse venire un bene universale. Molto più umilmente mi chiedo, in questa serata di sconcerto, se dall'ennesima transizione di Governo senza elezioni, e quindi decisa all'interno della politica politicante, si possa trarre qualche beneficio. Comincio dai dati. Non ci troviamo affatto di fronte ad un'anomalia: dei 61 Governi che si sono succeduti nella Repubblica (durata media  di poco più di un anno) 44 non sono immediatamente derivati da elezioni politiche. Al limite possiamo dire che si ritorna al passato, quando i cambi, gli sgambetti e i rimescolamenti nella stessa legislatura erano la norma. 
Ciò detto, spinto da un'inguaribile perversione che mi spinge all'ottimismo, cerco di capire quali cose dovrei vedere per dire che alla fine ne è valsa la pena

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Mr. Agenda digitale: luci, ombre e crepuscoli

La notizia, data da Enrico Letta con un tweet, di aver arruolato Francesco Caio come “Mister Agenda Digitale” e insieme la nuova governance dell’Agenda digitale che riporta al diretto controllo della Presidenza del Consiglio dei Ministri tutto il processo di attuazione sono senz’altro due positive novità che non possiamo che accogliere con soddisfazione. Avevamo certamente bisogno di un coordinamento “alto” delle attività per l’Agenda e la figura e il curricolo di Caio ci lasciano ben sperare accanto a queste luci vedo però alcune ombre che rischiano di far fallire l’intera operazione.

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C’è solo la strada su cui puoi contare*

Che questo sia un anno di discontinuità non c’è bisogno di dirlo: cambierà il Governo, molti Governi regionali e locali, il Presidente della Repubblica... ci dicono persino che finirà la crisi! Eppure ho la netta impressione che in queste analisi la realtà sia uscita dalla porta di dietro e che non stiamo cogliendo il punto. Mi pare quindi che abbiamo bisogno di un terzo occhio e di un nuovo paradigma. Provo a fare qualche esempio richiamando alla mente in estrema sintesi cose già dette e proponendone qualcuna nuova.

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Cronache di un anno bisesto

Sia la fine del mondo che stiamo aspettando, come dicevano i Maya, sia più semplicemente "L'anno che verrà" come diceva Lucio Dalla certo non vediamo l'ora che questo brutto anno bisesto-anno funesto che è stato il 2012 finisca e cominci un 2013 sperabilmente un po' meglio. Difficile sottrarsi dal fare consuntivi e rendiconti: io proverò a raccontare a modo mio l'anno che finisce stilando qualche elenco, ma per evitare il "ne ultra crepidam" che i latini intimavano a calzolaio presuntuoso, rimarrò nel campo dell'innovazione della PA.

Vi propongo quindi tre elenchi. Se avete voglia di giocare con me, magari aiutatemi ad arricchirli.

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La PA e l’innovazione nei programmi dei candidati alle primarie del centrosinistra

Come sapete il 25 prossimo si vota per le primarie del centrosinistra, mi è sembrato interessante quindi, specie in un momento molto confuso e polemico come questo, guardare cosa i programmi dei cinque candidati raccontano su quale sia la PA a cui tendono e quale peso abbia per loro l’innovazione. Ovviamente faremo lo stesso anche per le primarie del centrodestra, quando saranno definiti programmi e candidature.

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Pubblico o privato? Nel caso del CSI Piemonte dobbiamo andare oltre le ideologie

Parto da un caso concreto per pormi qualche interrogativo sulla difficile scelta se lasciare la produzione di servizi al privato o tenerla in mano pubblica. Premetto subito la mia idea: non ci sono scelte che vanno bene per tutte le occasioni. Va visto caso per caso e con serena oculatezza, ma non possiamo neanche accontentarci di soluzioni precotte per cui “il pubblico è sempre meglio” oppure, come attualmente va il pendolo, “il mercato è l’unica soluzione”. Partiamo da un caso, quello del CSI Piemonte, e da un fatto: oggi CSI Piemonte corre il serio rischio di essere smantellato in nome del risparmio e del dogma per cui "privato è meglio". In questo caso, dopo aver visto le carte, esaminato i numeri e lo stato dell’arte, credo che la privatizzazione non sia una buona idea e rischi di essere un danno per l’economia della regione, per i cittadini, per il processo di digitalizzazione del Paese. Vi spiego perché.

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