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SMART City Exhibition 2012: l’anti bla-bla

“C’è crisi, c’è grossa crisi…” diceva qualche anno fa un esilarante Corrado Guzzanti, e che ci sia crisi lo sappiamo bene, ma ci sono poi delle cose che fanno bene all’animo e ci rimettono sulla strada. La prima edizione di Smart City Exhibition, che abbiamo organizzato con Bologna Fiere la scorsa settimana, è stata una di queste ed è interessante cercare di capire perché sia andata così bene (a breve sarà disponibile il nostro comunicato conclusivo con tutti i dati) e perché abbiamo raccolto una così imponente mole di contributi italiani ed internazionali di valore (oltre a una rassegna stampa monumentale).

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Per una "smart city DOC"

Lunedì prossimo, 29 ottobre, comincia per noi una grande e impegnativa sfida a cui siete tutti invitati: tre giorni a Bologna per costruire la “smart city DOC”. “DOC” come “Denominazione di Origine Controllata” per sottolineare che una città intelligente italiana sarà per tradizione, cultura, reti sociali e problemi diversa da una neo-città cinese o da una città scandinava e che dobbiamo usare questa differenza come una chance, non come un ostacolo. “DOC” come “Definizione Operativa Condivisa” che è quella che scriveremo alla fine della kermesse ed è proprio quello che manca a noi, ma anche agli strumenti di legge, quando parliamo di smart city. Una definizione che ci aiuti a non disperdere le forze, a delimitare il campo, a fare sistema, a cogliere insieme le opportunità che l’innovazione ci offre.

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Le città a colori: diversità, disomogeneità, relazioni siano valori non problemi

L'Italia ha un drammatico problema di rapporto debito/PIL. Per uscirne occorre ridurre il debito e tornare a crescere. Per fare questo in modo più rapido possibile e in un quadro di competizione globale, le città rappresentano i nodi decisivi di rete da rafforzare, aiutare, stimolare. Questa volta come editoriale vi voglio regalare un breve saggio sul tema di Mauro Bonaretti, direttore generale di Reggio Emilia e presidente di Andigel che i nostri lettori ben conoscono. Mauro parte dallo stato dell'arte, non certo soddisfacente, del rapporto tra governo centrale e autonomie locali per lanciare un appello che è anche un manifesto culturale: abbandoniamo la visione delle città in bianco e nero e abbracciamo il progetto di una città a colori dove diversità, disomogeneità, relazioni sono valori non problemi.

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Con Digitalia si apre il cantiere delle "Comunità intelligenti"

Il prossimo decreto Digitalia, che abbiamo letto in una bozza che appare quasi definitiva, dedicherà un’importante attenzione a creare le condizioni perché nascano e si sviluppino in Italia comunità intelligenti. Già sono stati stanziati fondi per circa un miliardo di euro solo dal Governo, che si aggiungono ai numerosi bandi europei per costruire la più importante azione per l’innovazione che il Paese ha visto negli ultimi anni. In questo clima fortemente dinamico FORUM PA e Bologna Fiere presentano il programma di lavoro di “SMART City Exhibition” che si svolgerà a Bologna dal 29 al 31 ottobre e che, sulla base di una visione “alta” della città e della comunità intelligente, apre un cantiere molto concreto per definire gli obiettivi, studiare le condizioni di fattibilità, aggregare gli attori principali per passare dalle parole ai fatti.

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Non facciamo diventare la Smart City una moda "vuota"

Ieri ho passato una giornata a Reggio Emilia dal Presidente dell’ANCI Graziano Delrio a confrontarci con università, città, aziende e centri di ricerca su come utilizzare al meglio il bando del MIUR che finanzia ricerche e sperimentazioni sulle smart city e le smart community. Mentre discutevamo leggevo distrattamente la prima pagina di Repubblica online che apre con l’annuncio di una percentuale di poveri in Italia giunta ormai all’11,1%. Viene subito da chiedersi se possiamo permetterci di progettare ora le smart city, mentre la crisi morde i più deboli e la tempesta non sembra avere mai fine o stiamo partecipando a un ballo sul ponte del Titanic. La mia risposta è che investire nelle città intelligenti sia necessario e opportuno, ma a determinate condizioni.

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Riflessioni sparse su un terremoto che non doveva esserci

In momenti così drammatici chiunque, dopo aver provato umana compassione e dolore, cerchi di riflettere sul quel che è successo e su cosa abbiamo da imparare rischia di vedersi appioppare l’accusa di voler strumentalizzare la tragedia. Io credo invece che noi esseri umani, o almeno quelli che non hanno perso una parte essenziale della loro potenzialità di crescita, siamo evoluti imparando proprio da quel che ci succede intorno: usandolo esattamente come strumento per progredire. Quindi accetto di “strumentalizzare” il terremoto e provo a esprimere a caldo qualche riflessione su cosa possiamo imparare.

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TAV in Val di Susa: comunque vada abbiamo perso. Tutti

Avevo programmato di dedicare questo editoriale all’interessante relazione annuale del Garante dei Dati personali, lavoro di grande peso e impatto, anche futuro, sulle politiche di innovazione, ma irrompe nella cronaca l’azione di polizia in Val di Susa e non posso evitare di condividere con voi il profondo senso di fallimento che quelle immagini mi hanno suscitato. Parleremo della relazione di Franco Pizzetti la settimana prossima.

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Rom: fallimento della burocrazia o delle politiche?

Di fronte a tragedie come quella che ha vissuto Roma domenica sera le parole ci vanno strette, ma è impossibile tacere sentendo parlare di “maledetta burocrazia!” o ascoltando improvvide richieste di poteri speciali.
Spostati come rifiuti ingombranti, di quelli di cui non sai come liberarti, da un campo abusivo al nulla e, quindi, necessariamente a un altro campo abusivo più nascosto, più in disparte; tenuti fuori da tutti i piani di edilizia popolare e di insediamenti abitativi; evitati come la peste da chi non li conosce, né mai li conoscerà se quella che si diffonde è la strategia della paura, la popolazione Romanì resta, come sempre, ai margini della nostra vita sino a che un rogo non ce la riporta davanti nel modo più tragico.

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La rete delle città intelligenti… malgré tout

Certamente si può essere intelligenti sia se si è ricchi, sia se invece si è poveri in canna… ma rendere intelligente una città, curarne uno sviluppo sostenibile avendo a cuore la qualità della vita dei cittadini e farlo senza il becco di un quattrino è una bella sfida. Anzi, diciamolo pure, è una sfida impossibile. Senza soldi non si canta Messa, diceva un vecchio proverbio, né si fa innovazione. Per fortuna però l’innovazione organizzativa e tecnologica è in grado di mobilitare e rendere disponibili molte risorse “congelate”.

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Cambiare la città? sì, ma qui

“Libertà è partecipazione” cantava una vecchia canzone-manifesto di Giorgio Gaber, ma dove l’appendiamo questa partecipazione? dove la facciamo uscire dai discorsi elettorali e la caliamo nella realtà? dove possiamo sentirla come un’opportunità e non una parola vuota? Dove se non a casa nostra, nei luoghi che ci sono cari, a cui teniamo, che abitiamo o che accolgono i nostri quotidiani percorsi? Questa considerazione è alla base dell’importante iniziativa di partecipazione che ha messo in piedi, con una forte spinta del sindaco Matteo Renzi, il Comune di Firenze con il titolo “I fiorentini cambiano la città”. Come sempre prima vi racconto brevemente di cosa si tratta e cosa ha già prodotto, poi qualche breve considerazione.

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