Cerca: Editoriale, autonomia

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E se per caso il Governo durasse?

Se per caso le agitate acque della nostra politica di bottega concedessero comunque a questo Governo un tempo ancora sufficientemente lungo per portare a casa qualche risultato, cosa vorrei che mettesse in cima alle sue priorità per quanto riguarda il government? Difficile gioco della torre perché le cose da fare subito sarebbero tantissime, ma ci provo indicando cinque sfide che hanno anche la pretesa di suggerire al Governo di essere coraggioso e di uscire dalla vaghezza, perché è tempo per una agenda concreta e realistica, che cambi radicalmente le aspettative e dia fiato alla parte migliore della PA. Cinque sfide quindi, che si possono mettere sul tavolo e vincere nel giro dei diciotto mesi che i più ottimisti indicano come tempo massimo di scadenza dell’attuale esecutivo. Eccole...

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Le città a colori: diversità, disomogeneità, relazioni siano valori non problemi

L'Italia ha un drammatico problema di rapporto debito/PIL. Per uscirne occorre ridurre il debito e tornare a crescere. Per fare questo in modo più rapido possibile e in un quadro di competizione globale, le città rappresentano i nodi decisivi di rete da rafforzare, aiutare, stimolare. Questa volta come editoriale vi voglio regalare un breve saggio sul tema di Mauro Bonaretti, direttore generale di Reggio Emilia e presidente di Andigel che i nostri lettori ben conoscono. Mauro parte dallo stato dell'arte, non certo soddisfacente, del rapporto tra governo centrale e autonomie locali per lanciare un appello che è anche un manifesto culturale: abbandoniamo la visione delle città in bianco e nero e abbracciamo il progetto di una città a colori dove diversità, disomogeneità, relazioni sono valori non problemi.

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Etica (pubblica) per un figlio*

Se il mio figlio piccolo (sedici anni tra pochi giorni) mi desse retta, questa sera, spinto dalle notizie di stampa e dalla visita al sito dei Comuni italiani, gli parlerei di etica pubblica. Comincerei a parlargli delle tasse e gli direi quanto è strano sentire dire oggi, come cosa nuovissima, verità ovvie: ad esempio che chi non paga le tasse deruba il contribuente onesto.  Gli direi anche che se in queste settimane è bastato fare qualche controllo “bandiera”, magari un po’ in forma di spettacolo, nei luoghi dei ricchi per dare a tutto il Paese l’impressione che l’aria che tira è cambiata e non c’è più trippa per i gatti furbi, allora probabilmente abbiamo sprecato tanto tempo e forse potevamo evitare di avere un debito pubblico al 120% del PIL che fa di lui, senza che lo sappia e senza il suo permesso, uno dei cittadini europei più appesantito. Poi commenterei con lui la notizia di oggi: che i sindaci hanno deciso che l’evasione fiscale è una cosa che tocca per prima cosa le autonomie locali e che se la lotta non parte da loro allora è destinata all’insuccesso.

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Occasione perduta?

In un recente editoriale lamentavo che la PA digitale fosse ormai da aggiungere alle tante riforme perdute da far cercare a “Chi l’ha visto?”. Immediatamente ho avuto l’indignata reazione di molti che in questi anni ci hanno lavorato e creduto e che magari hanno anche ottenuto, nel loro settore o nel loro territorio, risultati apprezzabili. Per non incorrere in quello che Michele Serra ha magistralmente descritto come “pensiero sbrigativo”, che tanto successo ha ora nella politica, cerco di argomentare meglio il mio ragionamento dividendolo (Bacone insegna) in pars destruens e pars adstruens, insomma in criticità e proposte. Non è un elenco “sbrigativo” io ci ho lavorato un bel po’ di tempo, quindi altrettanto ve ne chiedo. Armatevi di un po’ di pazienza e prima di criticare leggetelo tutto.

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Carlo Mochi Sismondi - La Pa tradita e abbandonata e l'orgoglio del civil servant