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Ministro si, Ministro no. Ma serve o non serve un ministro per l’innovazione?

Nella storia dei Governi italiani dal 1948 ad oggi in solo quattro Governi c’è stato un Ministro dell’Innovazione. Tra i 27 Paesi dell’Unione Europea 11 Paesi hanno un Ministro con una delega specifica per l’innovazione o la Società dell’Informazione in generale insieme a deleghe per la ricerca o la scienza. Negli altri paesi l’innovazione tecnologica è trasversale ai vari dicasteri. Insomma le scelte sono diverse. Ma se in sé non è un dramma se nello scarno Governo Monti non c’è un Ministro delegato all’Innovazione, perché allora io sono così preoccupato? Perché è un fatto incontrovertibile che l’Italia è attualmente ai margini nella geografia mondiale dell’economia digitale. Ma senza economia digitale non c’è sviluppo e non c’è crescita neanche in termini di qualità della vita e sostenibilità. Non è possibile però risalire la china senza scelte coraggiose, che per loro definizione sono politiche.  Vediamo quali… 

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La tua idea per una PA migliore

In occasione del lancio del nostro “concorso di idee” per una PA migliore, questo editoriale vuole essere insieme un appello e un invito. Un appello a non arrenderci, ma a combattere coraggiosamente il pensiero semplicistico, ma pericoloso e diffuso, che vede qualsiasi spesa pubblica, quindi in primis la PA nel suo complesso, come il grande imputato della crisi: basta tagliar lì, ridurre i numeri e le funzioni, bloccare stipendi e turnover, abbassare il livello dei servizi o limitarli solo ai “poveri” e tutto va a posto…E non si venga poi a parlare di innovazione: ne riparleremo quando la crisi sarà passata! Ma il mio intervento è anche e soprattutto un invito a dire la vostra per essere protagonisti e rispondere a questo messaggio rozzo e spesso in malafede con la forza delle idee: prendendo onestamente atto che sprechi da combattere ci sono eccome, ma che sono il più delle volte là dove non li cerchiamo, che la conservazione tout court dell’esistente è impossibile e perniciosa, che per uscire dalla crisi ci vogliono innovazione e nuovi paradigmi e le forbici non bastano.

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Un new deal per progettare un nuovo ruolo del settore pubblico e una PA che funzioni meglio e costi meno

Ancora le cifre sono ballerine, ma si parla per il prossimo biennio di più di otto miliardi di tagli nelle spese dei Ministeri e di circa altrettanto per gli Enti locali e le Regioni. Forse alla fine qualche taglio sui tagli ci sarà, ma si tratta comunque di cifre enormi che vanno a gravare su bilanci già ridotti dalle precedenti manovre. Di fronte a questa debacle che fare? attendere passivamente che arrivi la falce tenendo il più possibile la testa bassa? provare a spuntare qualcosa a spese dei nostri vicini, come “polli di Renzo” tutti comunque destinati a una brutta fine? oppure provare a rilanciare, a prendere l’iniziativa, a immaginare un altro paradigma, un nuovo e diverso modo di intendere il settore pubblico, un new deal appunto, un “nuovo corso”, che si interroghi su quale modello di amministrazione pubblica serva ora al Paese e rifletta su un nuovo ruolo che il “government” può e deve avere nella società italiana per favorirne la ripresa e per contribuire a rimetterne in moto le energie vitali?

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