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Lavoro pubblico: ecco l’accordo tra Patroni Griffi e i sindacati

I protagonisti di questo breve editoriale sono un documento di pre-intesa sulla riforma del pubblico impiego ancora ufficioso, ma pubblicato in grande evidenza sui siti dei principali sindacati del pubblico impiego, un duro giudizio giornalistico sullo stesso accordo che lo accusa di essere una “controriforma”, due lettere al Corriere della Sera di segno diametralmente opposto, la prima del Ministro che difende l’accordo dicendo che “ Non intendiamo procedere a una riforma epocale e tantomeno a una controriforma. Piuttosto vorremmo proseguire un percorso già iniziato” e la seconda dell’ex-Ministro Brunetta che parla invece di “resa alla cattiva burocrazia” , e infine una piazza per discuterne e capirci di più, che sarà il prossimo FORUM PA che si apre tra una settimana a Roma e vedrà molti appuntamenti per vederci più chiaro.

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Per favore non ripartiamo da zero! Un elenco di cinque cose da tenere e cinque da buttare di questi tre anni e mezzo di riforma

Chi legge quel che scrivo da vent’anni sa che dico sempre quel che penso e che ho raccontato con terzietà, a volte serena a volte arrabbiata, il bene ed il male di ormai quattordici governi. Mentre, quindi, mi accingo a conoscere con tenace speranza il quindicesimo Governo, mi sento libero di esprimere la mia perplessità di fronte al rischio di dover ricominciare ancora una volta daccapo e trovarmi di fronte all’ennesima riforma del secolo della PA, che fa tabula rasa di tutto quel che c’era prima. Non siamo all’anno zero e non possiamo permetterci di ricominciare da zero. Proviamo allora a fare un gioco e a indicare cinque cose da tenere, ma anche cinque cose da buttar giù dalla torre, nel processo di riforma di questi tre anni e mezzo. Comincio io…

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La cultura dell’openness per una PA che si rinnova

È evidente che non possiamo rimanere fermi a guardare. La crisi che attanaglia la nostra come le principali economie mondiali si riflette sulla pubblica amministrazione che si trova ogni giorno a dover dare di più spendendo di meno. Ne abbiamo già parlato in diverse occasioni e l’ultima edizione di FORUM PA è stata l’opportunità per ospitare riflessioni e approfondimenti sull’attuale situazione e, soprattutto, su quali potrebbero essere i nuovi modelli operativi e gli strumenti in grado di dare nuova forma ed efficienza a una pubblica amministrazione in cerca di ruolo .

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TAV in Val di Susa: comunque vada abbiamo perso. Tutti

Avevo programmato di dedicare questo editoriale all’interessante relazione annuale del Garante dei Dati personali, lavoro di grande peso e impatto, anche futuro, sulle politiche di innovazione, ma irrompe nella cronaca l’azione di polizia in Val di Susa e non posso evitare di condividere con voi il profondo senso di fallimento che quelle immagini mi hanno suscitato. Parleremo della relazione di Franco Pizzetti la settimana prossima.

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Innovare l’innovazione: la lezione dei referendum

La parola innovazione solo sul nostro sito ricorre più o meno in tremila documenti, non parliamo neanche del numero delle occorrenze se la ricercate su Google. Mi pare utile quindi una riflessione per provare a precisarne meglio alcuni aspetti alla luce dei risultati dei referendum. Io credo sia nella nuova attenzione a quella che in un articolo di qualche tempo fa ho chiamato “innovazione empatica”. Stiamo parlando di cose come la capacità di fare rete, la consistenza e la qualità dei beni relazionali del Paese, la coesione sociale e con essa la capacità delle comunità di reagire alla crisi in forme non competitive, ma collaborative e solidaristiche.

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Capitolo 6. Fare rete! La parola a voi

Articolo del dossier 2011, FORUM PA nella Rete

Si conclude oggi, in prossimità della pausa natalizia, questo primo percorso di riflessione sull’idea guida della prossima Manifestazione, incentrata sul tema del Governo della Rete.
Non torno ora nel merito dei temi con cui abbiamo declinato l’argomento e a cui abbiamo dedicato, nelle ultime settimane, diversi articoli di approfondimento. Mi soffermo, invece, sul metodo che abbiamo deciso di adottare, orientato a raccogliere contributi e opinioni dai nostri lettori così da definire insieme un percorso di riflessione e di approfondimento da percorrere insieme sino alla prossima Manifestazione di Maggio 2011.

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Capitolo 5. Dal Castello alla Rete, ovvero la PA nell'era Facebook

Articolo del dossier 2011, FORUM PA nella Rete

Il più recente è il "caso Lazio": a metà ottobre scorso il Presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, vieta, tramite due specifiche direttive, l'accesso a Facebook e ad altri siti "non rilevanti" ai tremila dipendenti della Regione Lazio. La motivazione a sostegno della decisione è stata tanto semplice quanto disarmante: gli impiegati passano troppo tempo, in orario di lavoro, sui social media. Le reazioni sono state molteplici con l'inevitabile tendenza a posizioni manichee.

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Capitolo 3. Governare con la rete

Articolo del dossier 2011, FORUM PA nella Rete

Dall’impossibile governo della rete, al moderno governo con la rete: profit, non profit e amministrazioni pubbliche insieme per accrescere la qualità della vita in una società complessa.
Siamo alla terza tappa del nostro percorso: dopo aver presentato, nel primo capitolo del saggio che stiamo scrivendo insieme (date un’occhiata ai tanti commenti già arrivati), la rete come ambiente naturale dell’innovazione empatica e dell’azione pubblica tesa all’incremento dei “beni relazionali” e, nel secondo, la centralità dei cittadini e le condizioni per abilitare processi partecipativi, qui ci occuperemo di come far lavorare in rete, in forma governata e politicamente orientata, soggetti diversi pubblici e privati e dei vantaggi che tale impostazione reticolare ha rispetto all’uso di processi verticali e gerarchici.

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Capitolo 2. Il cittadino al centro

Articolo del dossier 2011, FORUM PA nella Rete

In termini programmatici è difficile trovare qualche amministratore pubblico che non metta al centro del proprio operato i cittadini a cui si dovrebbe riferire. In termini pratici, lo scollamento tra azione pubblica e popolazione amministrata è sempre più ampio. Anche la "speranza tecnologica" sembra tradita. Negli ultimi venti anni, infatti, in modo ricorrente, ci siamo appellati al presunto potere taumaturgico delle nuove tecnologie confondendo il fine con il mezzo, pensando che l'innovazione potesse essere relegata agli uffici dei sistemi informativi piuttosto che promossa e sostenuta dalle giunte politiche e dai decisori pubblici. E i risultati sono quelli che tutti possiamo vedere: la tecnologia, in Italia, non ha avvicinato in modo sostanziale i cittadini ai loro governanti, non ha sviluppato una nuova dimensione di cittadinanza (quella digitale), non ha arricchito le dinamiche della convivenza civile.

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Internet Governance e Codice Azuni

Carissimi, torno al mio appuntamento settimanale con l’editoriale dopo una pausa estiva che spero sia stata per tutti serena. Torno con un tema che non ho avuto modo di commentare perché venuto alla ribalta il 5 agosto quando il nostro sito era già in ferie. Si tratta dell’iniziativa di discussione sulla Internet Governance messa in piedi dal Ministero per la PA e l’Innovazione. Come sempre partiamo prima dai fatti, mi scuso preventivamente se infarcirò il testo di link, ma credo che in temi delicati come questo ciascuno si debba fare una suo opinione anche con una navigazione personale. A gennaio 2010 si è riunito un gruppo di lavoro informale e volontario (oltre che ovviamente non retribuito) che, su invito del Ministro Brunetta, ha cominciato a riflettere sul tema della “governance” di Internet. Come forse avete letto ho partecipato anche io cercando di dare un contributo sulla base della mia esperienza di innovazione nelle amministrazioni pubbliche.

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