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Apre FORUM PA 2014. La presentazione di Carlo Mochi Sismondi

Il 27 maggio prossimo a Roma si aprirà la 25^ edizione di FORUM PA, in un momento di snodo importante per il Paese, i tre giorni al Palazzo dei Congressi a Roma (27, 28 e 29 maggio) saranno l’occasione in cui politica, amministrazioni, imprese e cittadinanza attiva saranno chiamati a prendere impegni precisi e misurabili e, soprattutto, a presentare soluzioni concrete per l’innovazione e la costruzione del modello di Paese che vogliamo. Carlo Mochi Sismondi, nel suo editoriale video, ci spiega l'articolazione dell'evento.

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Per una amministrazione nativa digitale: come fare...a fare presto

Anche per la costruzione della “PA tutta-digitale”, tanto evocata quanto sinora inutilmente attesa, la necessità di fare presto non può mettere in secondo piano l’obbligo a fare bene. In questo illuminante articolo, pubblicato nella rassegna ASTRID, Giulio De Petra per "far presto e bene" rivolta il tavolo e propone un nuovo paradigma: provare a costruire una PA "nativa digitale" senza limitarci ad informatizzare l’esistente, neanche quando questo ci sembra immutabile legge di natura. Ce la possiamo fare? No se ci limitiamo a velocizzare gli adempimenti, a digitalizzare gli stessi fascicoli, a continuare ad affastellare norme; sì se usiamo un pensiero divergente, se usiamo meno diligenza e più immaginazione, se diamo spazio ai giovani di mente, ma anche ai giovani d’età, perché spesso, anche se non sempre, le due cose coincidono. Mi piacerebbe che su questa suggestione si aprisse non un dibattito, ma un gruppo di pensiero,  perché se l’immaginazione è spesso individuale, far sì che questa porti frutti qui e ora è sempre un lavoro collettivo.

Carlo Mochi Sismondi

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E se per caso il Governo durasse?

Se per caso le agitate acque della nostra politica di bottega concedessero comunque a questo Governo un tempo ancora sufficientemente lungo per portare a casa qualche risultato, cosa vorrei che mettesse in cima alle sue priorità per quanto riguarda il government? Difficile gioco della torre perché le cose da fare subito sarebbero tantissime, ma ci provo indicando cinque sfide che hanno anche la pretesa di suggerire al Governo di essere coraggioso e di uscire dalla vaghezza, perché è tempo per una agenda concreta e realistica, che cambi radicalmente le aspettative e dia fiato alla parte migliore della PA. Cinque sfide quindi, che si possono mettere sul tavolo e vincere nel giro dei diciotto mesi che i più ottimisti indicano come tempo massimo di scadenza dell’attuale esecutivo. Eccole...

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Riordino territoriale e dipendenti provinciali: attenzione a paralizzarci per false paure

Il ridisegno delle province come enti di secondo livello, presente nel ddl Delrio, trova importanti consensi, ultimo ieri quello delle Camere di Commercio che sono parte in causa nella governance territoriale, ma anche grandi opposizioni. Tra queste quella dei dipendenti provinciali mi sembra la meno giustificata. Se si riuscirà a fare una buona riforma essi non potranno che giovarsene, le funzioni di area vasta ne usciranno, infatti, rafforzate e il loro ruolo sarà più importante in un grande centro di servizi per i comuni che in un ente dal profilo incerto e guidato da una politica oggettivamente “minore”.

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Mr. Agenda digitale: luci, ombre e crepuscoli

La notizia, data da Enrico Letta con un tweet, di aver arruolato Francesco Caio come “Mister Agenda Digitale” e insieme la nuova governance dell’Agenda digitale che riporta al diretto controllo della Presidenza del Consiglio dei Ministri tutto il processo di attuazione sono senz’altro due positive novità che non possiamo che accogliere con soddisfazione. Avevamo certamente bisogno di un coordinamento “alto” delle attività per l’Agenda e la figura e il curricolo di Caio ci lasciano ben sperare accanto a queste luci vedo però alcune ombre che rischiano di far fallire l’intera operazione.

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Il topo che mangiava i gatti

Lettera aperta al nuovo Governo perché torni al piano della realtà. Ora che abbiamo visto di tutto nel teatro della politica, tutto diventa possibile. Persino rimettere mano alla macchina pubblica, ma dobbiamo avere idee chiare su dove vogliamo arrivare e su quale sia la PA che serve a far ripartire il Paese, zavorrato dalle sue enormi emergenze che si chiamano lavoro, diritti, sviluppo sostenibile. La storia ci insegna che se non ci facciamo guidare dai bisogni reali dei soggetti reali (cittadini e imprese) entriamo nell’iperuranio delle norme esteticamente apprezzabili e politicamente accettabili, che però moltiplicano adempimenti e scambiano la carta con la realtà, come il topo che mangiava i gatti della bella favola di Rodari che tante volte ho raccontato ai miei figli e, molti anni dopo, al mio nipotino Marco. Per questo provo a incitare, in una lettera aperta, il nuovo e ad oggi ancora non definito Governo a muoversi su alcune direttrici precise.

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Dirigenza pubblica: le tentazioni del nuovo Ministro

Caro Ministro, anche se ancora non ti conosco e neanche so a che schieramento politico farai riferimento, voglio bruciare i tempi e metterti da subito in guardia contro alcune delle principali tentazioni che aleggiano su Palazzo Vidoni, che io bazzico ormai da tanti anni, soprattutto quando si parla di dirigenza pubblica. Non è tutta farina del mio sacco: ieri abbiamo riunito proprio a Palazzo Vidoni un centinaio tra chi, professori e dirigenti della PA centrale e locale, ha passato tutta la sua vita lavorativa cercando di contribuire alla riforma della PA e gli abbiamo chiesto se aveva ancora un senso parlare di management pubblico. Ne è uscito un quadro di grande interesse che è alla base, caro Ministro, di questi mie considerazioni e che fa riferimento anche ad un documento di Mauro Bonaretti che trovi in questo stesso editoriale.

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Lavoro pubblico e riforma costituzionale: l'errore del centralismo

Il recente disegno di legge di riforma del titolo V della Costituzione approvato pochi giorni fa in Consiglio dei Ministri, per altro apprezzabile nel suo obiettivo di ordinare una materia che la precedente riforma del 2001 aveva lasciato con enormi buchi, prevede il ritorno allo Stato della potestà legislativa esclusiva per quanto riguarda il lavoro pubblico. Introduce infatti la “disciplina giuridica del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni” nel punto g) dell'art 117 della Costituzione che elenca le aree di potestà esclusiva dello Stato. In parole povere né leggi regionali né norme o statuti degli enti locali avranno più possibilità di regolare temi quali assunzioni, valutazione, stabilizzazioni, ecc. Io credo che sia una scelta profondamente sbagliata sia nei suoi presupposti teorici sia nei suoi effetti pratici. Cercherò di argomentare questa convinzione…..

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Le città a colori: diversità, disomogeneità, relazioni siano valori non problemi

L'Italia ha un drammatico problema di rapporto debito/PIL. Per uscirne occorre ridurre il debito e tornare a crescere. Per fare questo in modo più rapido possibile e in un quadro di competizione globale, le città rappresentano i nodi decisivi di rete da rafforzare, aiutare, stimolare. Questa volta come editoriale vi voglio regalare un breve saggio sul tema di Mauro Bonaretti, direttore generale di Reggio Emilia e presidente di Andigel che i nostri lettori ben conoscono. Mauro parte dallo stato dell'arte, non certo soddisfacente, del rapporto tra governo centrale e autonomie locali per lanciare un appello che è anche un manifesto culturale: abbandoniamo la visione delle città in bianco e nero e abbracciamo il progetto di una città a colori dove diversità, disomogeneità, relazioni sono valori non problemi.

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Riflessioni sparse su un terremoto che non doveva esserci

In momenti così drammatici chiunque, dopo aver provato umana compassione e dolore, cerchi di riflettere sul quel che è successo e su cosa abbiamo da imparare rischia di vedersi appioppare l’accusa di voler strumentalizzare la tragedia. Io credo invece che noi esseri umani, o almeno quelli che non hanno perso una parte essenziale della loro potenzialità di crescita, siamo evoluti imparando proprio da quel che ci succede intorno: usandolo esattamente come strumento per progredire. Quindi accetto di “strumentalizzare” il terremoto e provo a esprimere a caldo qualche riflessione su cosa possiamo imparare.

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