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L’Agenda digitale si può fare se… Un contributo concreto, anzi 4, a #FPA2015

Le aree di impatto su cui si misura l'innovazione digitale sono le stesse su cui lavora chi si occupa di economia: occupazione, produttività, competitività internazionale, ecosistema startup. L'Agenda Digitale è dunque una riforma strutturale che va al di là del digitale puro e che non riguarda solo la PA o singoli comparti del Paese, ma l'intera nazione. Di lamentele sui ritardi e le inefficienze sull’attuazione dell’Agenda ne abbiamo sentite e lette moltissime, ora è il caso di provare a proporre qualche soluzione. Ci proviamo riprendendo l’hashtag di #FPA2015 #sipuòfarese ed il contributo degli Osservatori Digital Innovation della School of Management del Politecnico di Milano, in particolare con Alessandro Perego, Responsabile Scientifico Osservatorio Agenda Digitale.

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Mr. Agenda digitale: luci, ombre e crepuscoli

La notizia, data da Enrico Letta con un tweet, di aver arruolato Francesco Caio come “Mister Agenda Digitale” e insieme la nuova governance dell’Agenda digitale che riporta al diretto controllo della Presidenza del Consiglio dei Ministri tutto il processo di attuazione sono senz’altro due positive novità che non possiamo che accogliere con soddisfazione. Avevamo certamente bisogno di un coordinamento “alto” delle attività per l’Agenda e la figura e il curricolo di Caio ci lasciano ben sperare accanto a queste luci vedo però alcune ombre che rischiano di far fallire l’intera operazione.

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