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Il coraggio dello switch-off

Articolo del dossier Albo pretorio on line

Dal 1 gennaio di quest’anno la carta sparisce dagli albi pretori: l’unica pubblicità legale valida per gli atti (quelli che erano affissi agli albi pretori dei comuni e delle province) è quella su Internet. La carta non vale più. Un comune che si ostinasse a non inserire in un’apposita sezione del proprio sito ad esempio le pubblicazioni di matrimonio, continuando ad attaccare i fogli in bacheca, metterebbe in seri guai sia gli sposi che i propri funzionari. E’ un esempio, tutto sommato limitato nella portata, ma amplissimo nella diffusione (vale infatti per tutti gli enti pubblici) di quello switch-off dalla carta al digitale che da anni chiediamo.

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Tempi duri per gli innovatori: è l’ora di serrare le fila

Le dimissioni di Pietro Micheli, il membro più giovane della Commissione per la Valutazione (CiVIT), costringono ad una riflessione sullo stato della “riforma Brunetta” a 15 mesi dalla sua entrata in vigore e a pochi giorni dalla sua effettiva estensione, avvenuta lo scorso 1 gennaio, anche a Regioni, Enti locali e sanità. Ho provato, quindi, a guardar dentro con attenzione e rispetto a queste dimissioni, ma, prima ancora di darvi conto dei personali risultati di questa analisi, dichiaro subito che le loro motivazioni non mi convincono del tutto: cercherò di spiegare perché.

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La valutazione anche nella scuola? Difficile, ma necessaria

La necessità di una corretta valutazione delle performance e degli impatti dell’azione pubblica è ormai assolutamente condivisa da tutti i soggetti in campo, comprese le organizzazioni sindacali e le associazioni dei cittadini. Certo tutto è perfettibile e ci sono posizioni diverse sugli strumenti da adottare, ma sul punto che sia necessario misurare, valutare e quindi “dar conto” ai cittadini di come si spendono i soldi pubblici non c’è più discussione. Le cose si complicano però quando avviciniamo la lente ad alcune specifiche categorie e proviamo ad esempio a valutare gli insegnanti.

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I giovani hanno le idee chiare.

Hanno le idee chiare i giovani dirigenti che propongono quel drastico cambiamento nella PA più volte annunciato e che ancora aspettiamo. Chiare e abbastanza drastiche, come si addice ai giovani: dall’abolizione delle province, all’accorpamento di tutte le scuole di formazione, alla valorizzazione delle donne, ancora così discriminate nei ruoli dirigenziali pubblici, alla fusione di tutti gli enti previdenziali, all’obbligo di gestioni unificate di acquisti e personale molte sono le proposte coraggiose che leggo nel documento che l’AGDP (Associazione delle giovani classi dirigenti delle amministrazioni pubbliche – www.agdp.it) ha reso pubblico alla fine di novembre.

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Capitolo 4. Mind the gap, please!

Articolo del dossier 2011, FORUM PA nella Rete

Chi è stato almeno una volta a Londra non potrà più dimenticare il ritornello buffo che accompagna ogni fermata della Metropolitana “Mind the gap!”: state attenti al “distacco” tra banchina e treno, altrimenti fate una brutta fine!
Mind the gap! Viene da dire anche ora a questa Italia che, invece di stendere e curare reti che uniscono, rischia di approfondire sempre più i distacchi.
Mind the gap! Viene da dire alle istituzioni che sembrano smarrite, senza un progetto che vada al di là dello spazio di qualche settimana, sempre più distanti dalla vita delle persone.
Mind the gap! Viene da dire ad una classe dirigente senza identità e sempre più autoreferenziale nella difesa di privilegi corporativi, coperti spesso da parole consumate che, come stoffe lise da troppo uso, fanno intravedere la trama.

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300.000 impiegati pubblici in meno: troppi o troppo pochi? È questione di "bene comune".

Stiamo ovviamente parlando dei trecentomila dipendenti in meno (-8,4%) che lavoreranno nelle amministrazioni pubbliche nel 2013, secondo le dichiarazioni fatte da Brunetta qualche giorno fa. Si tratta, come subito precisato, non di licenziamenti, ma di blocco del turnover, di regolamentazione dei contratti atipici, di pensionamenti: ma comunque è una bella cifra seppure frutto di cinque anni di provvedimenti. È troppo grande o troppo piccola questa riduzione? Gli statali sono troppi o troppo pochi?

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La nuova direttiva sulla formazione dei dipendenti pubblici: l'ho letta e ve la racconto

Il 30 luglio il Ministro Brunetta ha firmato una direttiva (la n. 10) che ha come oggetto la “programmazione della formazione delle amministrazioni pubbliche”. In particolare essa è cogente per le amministrazioni centrali dello Stato, gli enti pubblici non economici nazionali e le autorità indipendenti. Per tutte le altre amministrazioni le sue indicazioni costituiscono “linee guida”. Come tutte le notizie uscite in “zona ferie” anche questo provvedimento rischia di non avere avuto l’attenzione sufficiente. Quindi l’ho ripreso ed esaminato con attenzione. Prima ve lo racconto, poi vi dico la mia con l’obiettivo di alzare la palla per un dibattito su un aspetto chiave e insieme negletto della gestione delle risorse umane nella PA.

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La riforma? Eppur si muove (un po’… almeno lo speriamo)

Come sapete mi rifiuto di abiurare la mia fede ferrea nella necessità di una riforma coraggiosa della pubblica amministrazione basata su innovazione, merito, professionalità e conseguentemente mi rifiuto anche, con pervicace tenacia, di accettare l’assioma corrente che vuole che il tempo di crisi non sia tempo di riforme, ma di piccolo cabotaggio e di piccole ambizioni. Guardo quindi con interesse qualsiasi, seppur piccolo, movimento che rompa la crosta di rassegnata e un po’ cinica indifferenza in cui sta rischiando di essere soffocata, non senza la soddisfazione di molti, la stagione delle riforme che, dopo il ’93 e il ’97 del DL 29 e delle Bassanini, era ripartita con il DL 150/09. Ho letto quindi con grande interesse la Delibera n. 89 della CIVIT (è la Commissione indipendente per la valutazione voluta dal DL 150) dello scorso 24 giugno che propone alla consultazione pubblica gli “Indirizzi in materia di parametri e modelli di riferimento del sistema di misurazione e valutazione della performance(articoli 13, comma 6, lett. d e 30, del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150)”.

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E-government, indietro tutta

La presentazione dei risultati dell'Egovernment Report ci da l'occasione per riflettere sull'andamento del processo di digitalizzazione della nostra Pubblica Amministrazione. I risultati complessivi, descritti in circa 180 pagine, purtroppo non fanno che confermare le tendenze già in atto da diversi anni e da noi più volte commentate: la prima fase dell'e-government, inteso quale processo di informatizzazione incentrato prevalentemente sulle strutture e sui processi esistenti, è da considerarsi conclusa con diversi risultati raggiunti, molte aspettative tradite e svariati obiettivi mancati. E in un contesto complessivamente deludente l'Italia non figura essere la prima della classe, tutt'altro.

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Burocrazia zero? No grazie.

Anche questo breve editoriale sarà dedicato al decreto di manovra finanziaria per il 2011 che tra poco comincerà il suo corso parlamentare per la sua conversione in legge. Già la settimana scorsa avevo parlato distesamente dei tagli lineari e degli effetti, a mio parere perniciosi, che essi possono avere sul funzionamento delle amministrazioni sia per il sostanziale attacco all’autonomia organizzativa degli enti, sia per il negativo giudizio implicito che contengono e che si sostanzia nel radicale ridimensionamento della formazione, della comunicazione, della consulenza.

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