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No win situation? Non ci stiamo e riapriamo il gioco!

Si chiama una "no-win situation" la situazione in cui esistono più opzioni, e quindi il gioco non è bloccato, ma nessuna di queste ci porta a poter vincere la partita. Così sembra essere lo stato della Pubblica Amministrazione tra una riforma, che continua a essere molto più discussa che applicata, e un domani fatto di prospettive incerte, di tagli, di riduzione del personale, di blocco contrattuale e quindi di diminuzione reale dei salari; il tutto in uno scenario di corruzione sia percepita sia reale crescente. Come si vince in una no-win situation?

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Pubblico impiego: il chiaro e l’oscuro

 La 23^ edizione del FORUM PA, che si apre il 16 maggio alla Fiera di Roma e che vede come suo tema centrale il concetto di "Open Government", si situa in un momento molto delicato del complesso processo di riforma del lavoro pubblico.
Dopo l’incompiuta stagione della Riforma Brunetta e il contemporaneo congelamento della dinamica salariale, tre appaiono, a mio parere le questioni sul tavolo, tutte complesse e di non facile né immediata soluzione. Di tutte parleremo a FORUM PA e su tutte cercheremo di fare chiarezza, aiutati in questo anche dal Dipartimento della Funzione Pubblica che si è lodevolmente impegnato a gestire uno spazio interattivo per rispondere pubblicamente ai quesiti posti in diretta o anticipati tramite Internet. Il nemico principale in questo momento appare, infatti, l’ambiguità, la non chiarezza, il tenere i piedi in due staffe.

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Semplifica Italia: perché è importante per la PA

Il decreto di Semplificazione approvato in via definitiva il 4 aprile contiene, tra tante misure puntuali che continuano l’opera laboriosa e paziente di disboscamento di una giungla che, colpevolmente cresciuta nei decenni, può essere vinta solo con la costanza dello sforzo bonificatore, alcuni principi di carattere generale che mi sembra possano essere armi potenti di cambiamento. In breve: il potere sostitutivo contro l’inerzia, il principio omeostatico contro le ricadute, l’unicità dell’amministrazione contro la molteplicità degli sportelli, l’approccio teleologico contro l’autonomia tecnocratica delle disposizioni, il buon senso e l’atteggiamento di ascolto come metodo di lavoro. Guardiamoli brevemente uno per uno, mentre vi rimando all’ottimo opuscolo edito dal Dipartimento della Funzione Pubblica per le norme puntuali.

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Universi paralleli

Tre episodi recenti mi hanno abbastanza disorientato e mi hanno fatto pensare al rischio sempre presente di duplicare inconsapevolmente la realtà: da una parte quella della nostra vita di tutti i giorni, delle difficoltà quotidiane delle famiglie e delle aziende, ma anche delle amministrazioni, dall’altra quella della teoria, del mondo come dovrebbe essere, delle grida di manzoniana memoria. Tutti e tre riguardano corpi autonomi della Repubblica, che hanno la loro forza e la loro autorevolezza nella loro indipendenza: la Commissione per la valutazione l’integrità e la trasparenza delle amministrazioni pubbliche (CiVIT); Il Garante dei dati personali; DigitPA.

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Le sirene di Facebook e l’idea dell’amministrazione

Qualche giorno fa un autorevole gruppo di consiglieri regionali lombardi della Lega Nord, tra cui Bossi (Renzo) e Bossetti (Cesare),  ha presentato un’interrogazione scritta all’Assessore competente per chiedere che venga impedito a tutti i dipendenti della regione l’uso di facebook e dei social network. In sé non sarebbe una notizia e al massimo potrebbe far scuotere la testa l’ignoranza profonda che l’interrogazione rivela, lì dove mischia i social network con la pirateria, “emule” e “altri generi di software per il peer 2 peer”; potrebbe poi strapparci un sorriso l’evocata potenza ammaliatrice delle nuove sirene, quando si lamenta che “molti dipendenti non riescono a resistere alla tentazione di collegarsi ai social network del momento, Facebook e Twitter”. Purtroppo la cosa è più seria ed è per questo, non tanto per prendere in giro il folklore politico di certi consiglieri, che vale la pena di parlarne.

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L’innovazione collaborativa per l’Agenda Digitale

Gruppi di lavoro, regia, raccordo, collaborazione, coinvolgimento: se si dà retta al vocabolario del comunicato che annuncia l’insediamento della cabina di regia per il programma dell’Agenda Digitale Italiana, c’è da credere che finalmente si sia preso atto che l’innovazione è un risultato di squadra. L’esperienza pregressa, nella mia memoria degli ultimi governi,  purtroppo non è gran che: spesso quando una politica ha avuto più di un responsabile si sono create gelosie, piccoli screzi, veti incrociati e demarcazioni di territorio che hanno avuto il risultato di rallentare, se non bloccare l’innovazione. Ma sono convinto che ora è diverso.

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Quando l’efficienza è un boomerang

No, non voglio dire che l’efficienza della PA si rivolti contro chi l’ha richiesta a gran voce, questo no, ma diciamo che gli torna in mano, appunto come un boomerang e lo inchioda alle sue responsabilità, guardandolo negli occhi e interrogandolo sulla serietà delle sue intenzioni. Mi spiego meglio: una certa parte della politica, degli addetti ai lavori e dell’opinione pubblica ha urlato a gran voce per chiamare l’efficienza dell’amministrazione, ma forse nella speranza che non sarebbe mai arrivata. Quando qualcosa si muove eccoli a protestare e a scuotere la testa con Talleyrand, mormorando: “Surtout pas trop de zèle”! Prendo spunto da tre storielle: la Finanza a Cortina, i processi a Milano, i certificati a Roma.

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La PA di Patroni Griffi: ecco i programmi del governo per l’amministrazione pubblica

Forse sfuggita ai più perché tenuta in periodo “natalizio”, l’audizione del Ministro per la Pubblica Amministrazione e la Semplificazione in Parlamento è ricca di spunti interessanti e presenta, in forma chiara e immediatamente operabile, quel che il Governo e il Ministro si apprestano a fare nel campo dell’amministrazione pubblica. Ho letto con attenzione queste dense dieci pagine e ve ne ripropongo una sintesi ragionata, partendo da una frase che ne dà in qualche modo la chiave interpretativa. Dopo aver ricordato quanto accaduto nella PA in questi ultimi anni il Ministro Patroni Griffi dice “… sono convinto che la politica pubblica nell’Amministrazione debba cogliere il senso di questo percorso e muoversi in una linea di continuità”.  Vuol dire che per fortuna ci sarà risparmiata un’ennesima riforma del secolo, ma anche che gli sforzi sino ad ora fatti non andranno al macero anche se, come vedremo, i programmi sono ambiziosi e prevedono qualche significativa discontinuità.
Vado ad illustrarvi il documento per rapidi punti:

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Costo della politica e stipendi dei parlamentari: siamo a rischio di S.P.V.?

Ho seguito in questi giorni con grande attenzione il dibattito sul cosiddetto costo della politica e sugli stipendi e i privilegi dei parlamentari, per altro riportato anche sul nostro sito. Credo che sia un dibattito assolutamente necessario in un momento di gravi sacrifici per tutti, ma che, se lo semplifichiamo troppo e non ne vediamo i lati meno evidenti ed emotivi, ci può portare completamente fuori strada, innescando invece che una vigile e coraggiosa ragione riformatrice, un empito passionale sterile quanto caduco. Insomma quello che Huxley nel suo “Il Mondo Nuovo” chiama un “surrogato di passione violenta” un S.P.V. appunto, che ci lascia sedati e soddisfatti, mentre tutto va avanti come prima. Un segno del pericolo in questo senso mi è arrivato dal furore polemico con cui sono state stigmatizzate da una parte della stampa le dichiarazioni del Presidente dell’ISTAT, Enrico Giovannini…

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Province sì, province no. Un tema semplice…anzi no

Come sapete, nel nostro percorso verso l’Open Government, abbiamo individuato le necessarie tappe nell’innovazione istituzionale, organizzativa e tecnologica. Dopo aver parlato negli ultimi editoriali dei rischi di trascurare una seria politica di innovazione tecnologica e aver avanzato in questo campo proposte concrete, vorrei oggi occuparmi, brevemente ma con la stessa concretezza, dell’innovazione istituzionale riflettendo insieme sul tema dell’abolizione o meno delle amministrazioni provinciali. Mi servono da spunto in primis la manovra del c.d. “decreto salva Italia” che fa, sulla strada dell’abolizione delle province, tutto quello che la legislazione ordinaria può fare; poi l’assemblea nazionale dell’UPI che lancia il suo allarme di incostituzionalità; infine il bel saggio di Nicola Melideo che abbiamo pubblicato sul nostro sito e che, in forma pacata e razionale, discute a mente libera non dell’ottimo ideale, da situare in qualche Iperuranio, ma del meglio in questo mondo e a condizioni date.

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