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Agenda digitale e programmazione europea: i conti non tornano

I soldi si sa sono sempre pochi e gli obiettivi ambiziosi, ma quando si parla di un obiettivo primario, come quello di rimettere il Paese al passo dell’innovazione con il resto del mondo avanzato, non possiamo ripetere i troppi passi falsi fatti in passato. Stiamo parlando dell’accesso all’economia digitale e quindi di una cosa che vale, almeno e subito, un paio di punti di PIL e soprattutto permetterebbe una ripresa dell’occupazione in un settore ad altra professionalità. Ho visto quindi con particolare interesse le preoccupate reazioni di molti operatori che, leggendo il documento base per la programmazione dei fondi europei 2014-2020, hanno rilevato un’attenzione marginale alla cosiddetta Agenda Digitale...e i conti non mi tornano.

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Una poesia e un'immagine per augurarvi un buon 2014

Carissimi,
augurare un Buon Natale e un anno felice di questi tempi è un azzardo. Ci provo con tutto il cuore, facendomi aiutare da un talismano. Il primo è dato dalle parole di incoraggiamento di Bertolt Brecht che ci incitano a trovare un senso alla nostra vita attraverso l’amore (ci ho messo assieme uno dei quadri di Chagall che amo di più).

Vi auguro quindi un buon 2014, in cui essere semplici come colombe, ma astuti come serpenti, perché è un anno chiave e non possiamo rischiare di perdere l’occasione del cambiamento.

Con affetto

Carlo

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La strategia dell'ignoranza

Qualche tempo fa mi hanno invitato in uno di quei consèssi così esclusivi che già solo varcarne la soglia è segno di grande prestigio. Si parlava, in un numero abbastanza ristretto ed estremamente qualificato di personalità, della mission impossible di migliorare radicalmente le performance dell'amministrazione pubblica perché non costituisca il vero spread di efficienza del Paese. Mentre ascoltavo in silenzio mi chiedevo come mai nessuno aveva nominato la digitalizzazione né come obiettivo, né come mezzo. Alla fine mi sono dovuto arrendere all'evidenza: dipendeva dall'ignoranza. Buona parte della crema della nostra classe dirigente non possiede né il sapere tecnico né le basi teoriche. Visto come scegliamo la nostra classe dirigente e come la trattiamo, non potrebbe essere diversamente. Provo ad elencare sette vizi capitali.

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Mio figlio ha occupato il suo Liceo

Mio figlio, quasi diciottenne, ha occupato il suo Liceo a Roma assieme ad un gruppo di studenti. Alla mia richiesta di spiegarmi le sue ragioni mi ha risposto che sono molto arrabbiati con il Governo, ma non sanno bene perché, tranne che gli sembra di non avere futuro, che gli abbiano “espropriato i sogni”. Io anche sono molto arrabbiato, ma a differenza sua il perché lo so, anche se sono dubbioso che l’occupazione sia la miglior cosa da fare. So infatti che, come diceva il mio compianto amico Paolo Zocchi, “l’Italia non è un Paese per i giovani”. Qualche dato, perché è bene partire dai fatti.

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Necrofilia amministrativa

Spesso il necrofilo si riconosce da una mania fobica per la pulizia: lo vedi con lo straccetto imbevuto d’alcol che sterilizza dovunque si poggi. Il necrofilo amministrativo, che di questa sindrome è un caso di specie interessante, si riconosce invece dalla costante paura della responsabilità e dal tentativo di sterilizzare qualsiasi scelta facendola diventare un adempimento obbligatorio che svincoli il vertice amministrativo da qualsiasi contaminazione.

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La lotta fra poveri del pubblico impiego

Il decreto legge 101/2013 (il cosiddetto “decreto D’Alia”), relativo alla razionalizzazione della PA è stato convertito ed è ormai legge dello Stato. Di questo complesso e tormentato provvedimento mi interessa qui parlare della vexata quaestio che ruota intorno ai precari nel pubblico impiego. Premesso che a mio parere il Decreto legge 101 è un buon compromesso, probabilmente il migliore possibile oggi ed è dettato da sano buon senso, esso non può che mettere in evidenza un conflitto di fondo che sarà bene chiarire e su cui è necessario farsi un’idea.

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Smart city e taglio dei tribunali

Stavo scrivendo di città intelligenti con un occhio e un orecchio al TG3 dove passavano le immagini delle proteste contro la chiusura, operativa dallo scorso venerdì 13 settembre, di una trentina di piccoli tribunali, di un paio di cento procure e sedi distaccate e di qualche centinaio di uffici dei giudici di pace. Poche volte ho visto plasticamente un tale contrasto tra lo sforzo di modernizzazione e la difesa dell’esistente.

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Smart City Exhibition 2013: un appuntamento con i protagonisti dell'innovazione

La via italiana alla Smart Cities sembra ancora lunga e tortuosa per le difficoltà che il nostro paese sta ancora vivendo e per l'evidente mancanza di un forte impegno da parte dei nostri governi a condividere un progetto di futuro. Ma è una strada oramai tracciata, che dobbiamo inevitabilmente percorrere fino in fondo. In questo contesto come FORUM PA, insieme a Bologna Fiere, siamo impegnati a far sì che la seconda edizione di Smart City Exhibition sia all'altezza delle aspettative, qualificandosi come momento centrale di confronto, di approfondimento e di comunicazione. È grazie a questo impegno che possiamo presentarvi oggi la prima versione di un programma ricco di contenuti e di testimonianze nazionali ed internazionali.

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Riformisti ora

Come voi sapete sono sempre stato piuttosto tiepido rispetto alle appartenenze partitiche e ora, in questa Babele, lo sono ancor di più. Ma invece non sono affatto tiepido rispetto alla necessità di una profonda trasformazione della società italiana basata sullo scongelamento delle posizioni di privilegio, sulla mobilità sociale e professionale, sul merito e la promozione della libera conoscenza. In questo senso mi sono sentito di appoggiare e contribuire ad un nuovo magazine online che, con un titolo impegnativo come “Riformisti ora”, si propone con passione come luogo di confronto e di riflessione sulle riforme necessarie. Non sono d’accordo su tutto quel che la rivista scrive, su alcune cose ho molto da dire, su altre nulla o quasi: ma è proprio la ricchezza del confronto e delle idee, sghiacciate dalla gabbia ideologica delle appartenenze a prescindere, che vado cercando. Vi propongo il contributo che ho scritto per questo primo numero della rivista online e che ha un titolo programmatico, ma un po’ fuori stagione, parlando di gelo: “Il rischio: solo fuoco che può sciogliere il ghiaccio italiano”.

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La parabola del cotechino

Un Mauro Bonaretti molto arrabbiato dietro a questa metafora cruda che, se ci strappa un sorriso per l’ambientazione dal salumiere, ci fa amaramente riflettere sul crescente iato tra legislatori e regolatori rispetto al Paese reale. Difficile non condividere la sua indignazione che faccio mia, pur nella ragionevole speranza che le tante e eccellenti professionalità che vivono e lavorano nelle nostre amministrazioni sapranno trovare, attraverso un coinvolgimento e un’alleanza virtuosa con imprese, cittadini, terzo settore e con la stessa politica (che altro non è che la funzione di rappresentanza di questi portatori di interessi), una sintesi tra l’attenzione alla legalità e il ritorno a una realtà fatta di bisogni concreti da soddisfare e di cose da fare tutti i giorni. Insieme.

(Carlo Mochi Sismondi)

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