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Riforma PA: un'analisi dello status quo

Ieri è stato pubblicato in G.U. il decreto legge che costituisce il primo passo verso una più complessa ed organica riforma della PA, annunciata dal Governo, che vedrà il suo organico dispiegarsi con il disegno di legge delega che attendiamo a breve. In questa occasione presentiamo l’edizione 2014 del rapporto di FORUM PA sul pubblico impiego che è una impietosa e preoccupante descrizione di una situazione non più sostenibile. Sarà questa la volta buona per cambiamenti strutturali? Vedremo.

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La PA che vogliamo è quella capace di valutare e misurare gli effetti delle politiche. Giornata conclusiva di FORUM PA 2014

Lo aveva anticipato il primo giorno Carlo Mochi Sismondi: la tag cloud composta dalle parole guida dei dodici interventi del convegni inaugurale ha guidato con un filo rosso tutti gli eventi e gli appuntamenti di questa venticinquesima edizione. La giornata conclusiva ne ha aggiunte due: "capace di valutare" e, soprattutto, "partner".

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Le riforme passano per una PA preparata, organizzata e moderna

Il senso della seconda giornata di FORUM PA 2014 lo si può trovare condensato nella parole del Ministro dell’Economia e delle Finanze Pier Carlo Padoan: “La vera crescita non ha scorciatoie, ma necessita di riforme strutturali, e le grandi riforme si realizzano solo se la pubblica amministrazione è disposta, preparata ed organizzata per portarle avanti”.

E di grandi riforme si è parlato oggi, come quella digitale che con l’infrastruttura e la fatturazione elettronica permetterà di rivoluzionare il rapporto tra amministrazioni e fornitori e di avere maggiore chiarezza sulle uscire delle nostre oltre 12mila amministrazioni; riforme come quelle richieste dalle PMI affinché lo Stato smetta di essere ostacolo all'impresa e diventi realmente partner (a partie dall'onorare i debiti contratti verso i fornitori); riforme come quella necessaria al nostro sistema educativo e formativo per rafforzare le competenze digitali in tutti i settori del Paese (cittadini, scuola, imprese, pa e competenze avanzate); riforme come quella istituzionale di cui si è discusso nel grande evento del pomeriggio, che ha analizzato le implicazioni della legge di ridisegno degli assetti locali; la riforma del mercato del lavoro, accennata dal Ministro Madia durante il convegno inaugurale di ieri, e confermata dal Ministro Poletti oggi pomeriggio; o ancora come la riforma dei modelli di gestione delle città e dei servizi pubblici in direzione delle smart cities, con due grandi eventi: uno la mattina dedicato alla condivisione di progetti ed esperienze ed uno il pomeriggio focalizzato sull’evoluzione dei servizi pubblici locali in cui è stata annunciata la partnership tra Smart City Exhibition, Osservatorio Nazionale Smart City dell’ANCI e Federutility; infine come la riforma del modo di concepire il rapporto tra PA e cittadini: il modello dell’Open Government basato su open data, trasparenza, collaborazione e partecipazione…

Come già detto si tratta di riforme che toccano i gangli del sistema e che non possono assolutamente essere realizzate scrivendo norme. L'unico modo è puntare sulle persone e sulle organizzazioni, valorizzando le reti, facilitando l'incontro e le connessioni, agevolando le occasioni di apertura, di contaminazione, di condivisione delle conoscenze e di scambio… FORUM PA 2014 oggi è stato tutto questo!

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Le tre gambe della riforma Renzi/Madia

La prima sensazione ascoltando ieri sera la conferenza stampa di Matteo Renzi e Marianna Madia sulla riforma della PA, madre di tutte le riforme, è di abbondanza. Tre grandi linee di azione a loro volta suddivise in 44 futuri provvedimenti, molti dei quali necessiteranno a loro volta di più strumenti normativi. Tanta roba che richiederà un’analisi attenta che cominciamo con questo editoriale e proseguiremo nei prossimi giorni fino a farne il tema portante del prossimo FORUM PA, dove potremo approfondire e discutere ogni aspetto. Provo quindi, in una prima lettura, a fare un po’ d’ordine distinguendo nel documento diffuso sotto forma di lettera ai dipendenti i pilastri dell’azione riformatrice, che ne costituiscono lo scheletro e il sostegno, dai mattoni, che servono a definire meglio spazi e funzioni, e dalle mattonelle decorative che aiutano a trasmettere il mood complessivo, ma non sono essenziali.

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Ottima la ruspa di Renzi, ma qual è il bersaglio?

Alla ruspa Renzi è avvezzo, anche fuor di metafora, come quando, da sindaco, abbatté personalmente le brutte pensiline che da troppi anni e troppi sindaci rovinavano il profilo della Stazione di Santa Maria Novella. Lì l'obiettivo era chiaro: una superfetazione architettonica, nata per essere temporanea (antico vezzo che suol aver l’Italia) diventa permanente e si imbruttisce ogni giorno di più: ergo viva la ruspa! Quando invece il Presidente del Consiglio si propone di "entrare con la ruspa dentro la burocrazia" è lecito chiedersi cosa vuole abbattere. Quale bruttura è il suo bersaglio. La risposta non è scontata e da questa dipende una mia adesione entusiasta o una mia scettica perplessità. Perché quando si è ai comandi di una ruspa, bisogna essere sì decisi, ma anche molto molto attenti.

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I sei obiettivi del Ministro Madia

Il Ministro della PA e della semplificazione ha presentato ieri le sue linee programmatiche alla Camera: in cinque pagine sono racchiusi sei obiettivi programmatici precisi che spaziano dal personale pubblico alla trasparenza, dalla dirigenza alla semplificazione, dalla revisione della spesa alle pari opportunità. Nel rimandarvi al documento originale, abbastanza breve e scritto in italiano e non in politichese, provo a mettere in evidenza alcuni passaggi chiave e a proporvi un primo commento. Un ‘impressione “over all”: per essere innovativi essere giovani non basta… ma aiuta! Non concordo infatti con chi ha commentato che “sono sempre le solite cose”, vedo molte cose nuove. La sfida sarà portarle a casa.

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Ora abbiamo una vera Spending Review, è tempo di fare delle scelte

Venerdì scorso il Commissario straordinario per la Revisione della Spesa Carlo Cottarelli ha presentato al Consiglio dei Ministri il suo piano di proposte per una revisione della spesa pubblica 2014- 2016. Si tratta del primo documento concreto ed organico di spending review dopo i tentativi maldestri del 2007 e del 2009 e dopo il “rapporto giarda”, che però non si è mai concretizzato in un programma di azioni strutturato. Delle cifre si è parlato già tanto e ormai le dovremmo conoscere tutti bene: 7 miliardi nel 2014 (5 se si riuscirà a partire a maggio) e 34 sul triennio 2014-2016. Per questo più che scendere nel dettaglio dei singoli provvedimenti e riportare le tabelle, per altro molto chiare e leggibili, abbiamo provato a fare un’analisi più ampia e a concentrarci sul perché questo documento è così importante per il sistema italiano, e in particolare per il settore pubblico.

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Guadagnare legalità

Domenica sera Matteo Renzi ha annunciato di voler affidare a Raffaele Cantone la presidenza dell’Autorità anticorruzione, oggi Roberto Saviano scrive su “la Repubblica” le sue raccomandazioni per non abbassare la guardia contro questa piaga. Nel mio piccolo anche io vorrei dire la mia: come la nostra salute dipende soprattutto da come viviamo e guadagnare salute si può, ma solo cambiando stili di vita; così guadagnare legalità si può, ma solo cambiando i comportamenti e gli stili di amministrazione. Sorvolo sull’Autorità e sulla sua travagliata vita e mi soffermo invece sui fondamentali delle azioni da fare ribadendo che esiste un solo modo per avere un’amministrazione meno corrotta: quello di avere un’amministrazione più sana, più semplice, più trasparente, più meritocratica. 

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Renzi e la riforma della PA

Ho ascoltato con soddisfazione il Presidente Renzi parlare dell’efficienza della PA come della riforma “madre” di tutte le riforme. Ed in effetti l’efficienza della macchina pubblica è un prerequisito fondamentale per l’attuazione di qualsiasi policy. E’ senz’altro un bene quindi che il tema della “buona amministrazione” torni, dopo qualche anno, ad essere al centro della politica più alta. Devo confessare però che sono rimasto un po’ perplesso quando ho sentito dire che “ad aprile riformeremo la PA”. In un mese, se sono veloce, posso scrivere un saggio, arredare una casa, fare un viaggio, cominciare una bella relazione d’amore; non posso riformare l’amministrazione neanche se voglio, perché questo lavoro è un processo, non un evento. Posso, è vero, mettere in campo (Dio ce ne scampi) un’ennesima legge delega, ma temo che una legge non si sia rivelata in questi ultimi vent’anni lo strumento adeguato per cambiare le cose davvero. Che fare allora per dare un segnale forte che “si cambia verso” come recita lo slogan vincente di Matteo Renzi, che io giudico non una minaccia, ma una grande opportunità?

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Non c’è più tempo: è ora di porsi e vincere sfide concrete

Ci sono momenti nella vita di un Paese in cui si ha la chiara sensazione che non c’è più tempo, che la sveglia è suonata da un pezzo e che se non ci alziamo subito, senza scuse o ritardi, perdiamo il treno. In questi momenti inutile guardarci intorno a cercare chi potrà fare le cose per noi, è proprio a noi infatti che tocca prendere l’iniziativa e costruire soluzioni concrete e fattibili a bisogni che tutti sentiamo come reali e urgenti. Oggi proviamo a lanciare venti “sfide” (diventate poi 21) alla comunità degli innovatori, a quelli che non si sono rassegnati, a quelli che hanno ancora voglia di mettere la loro intelligenza e la loro creatività al servizio del bene comune. Chi raccoglie la sfida?

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