Cerca: Editoriale, sviluppo e competitività

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Repetita iuvant?

L’agenda per la ripresa proposta al Governo dai sindacati e dalla Confindustria a Genova è certamente la novità politica più importante di questi ultimi giorni, caratterizzati per altro verso da rumori di fondo che hanno spesso poco a vedere con la vita reale dei cittadini e delle imprese. Al di là però della rilevanza del documento dal punto di vista politico, quel che tragicamente traspare dai tre punti proposti (fisco, politiche industriali e riforma dello Stato e della PA) nelle loro varie articolazioni, è che leggiamo per l’ennesima volta cose che sappiamo benissimo. Come più volte mi è capitato di dire il nostro problema non è il cosa fare, ma come farlo effettivamente.

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Il buco e la foca

Sì, lo confesso, l’immagine pulita di un buco nel ghiaccio, intorno a cui stiamo tutti aspettando che emerga la mitica “ripresa” mi piace assai di più del famoso tunnel con una luce in fondo, che poi non sai mai se è l’uscita o un treno che ci viene addosso! Il punto è che, per quanto posso vedere, stiamo tutti aspettando infreddoliti che la foca esca di nuovo dallo stesso buco in cui si è inabissata. Ecco io credo che non sarà quello il buco da cui riuscirà e che con grande probabilità neanche sarà la stessa foca. Fuor di metafora già tre anni fa in un editoriale dal titolo “La crisi e poi?” citando Rampini incitavo a non sprecare la crisi, ma ad operarci per cambiamenti sostanziali non tanto e non solo nei processi e nei contesti (un po’ di liberalizzazioni, una spruzzata di incentivi, un goccio di semplificazione, un bicchierino di ricostituente alle nuove imprese), quanto nel nostro stesso immaginare il futuro e quindi nelle scelte strategiche di fondo. Molta acqua è passata sotto i ponti, ma ancora non vedo quella svolta che potrebbe aiutarci a non congelarci in un’attesa forse vana.

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Coniugare sviluppo e libertà per uscire dalla crisi: la lezione di Amartya Sen serve anche alla PA

Quest’anno a FORUM PA, la mattina del 20 maggio, avremo una lectio magistralis di Amartya Sen che torna in Italia e ci onora della sua presenza. Premio Nobel per l’Economia, Sen è famoso per aver presentato una delle più importanti teorie di economia politica degli ultimi decenni, fondata sulla necessità di pensare lo sviluppo non solo in termini di ricchezza monetaria o di PIL, ma giudicandolo sui gradi di effettiva libertà (capabilities) degli individui di realizzare con le proprie azioni (functionings) quel che ritengono positivo per il proprio progetto di vita.

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Ma dalla crisi usciremo in macchina?

Leggendo le misure anticrisi approvate dal Governo è lecito porsi delle domande che provo a girarvi: siete certi guardando le strade delle nostre città, come sto facendo io dalla mia finestra d’ufficio, che abbiamo bisogno di aumentare/sostituire il nostro parco macchine (e non continuino a raccontarci che abbiamo il parco macchine più vecchio d’Europa senza dirci che abbiamo anche il maggior numero di automobili per abitante) incentivandolo con i pochi soldi a disposizione? Siamo certi che, uscita dalla crisi, l’Italia che vogliamo è questa?

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Nostalgia del futuro

Come ogni fine anno, puntualmente, l'indagine sulla qualità della vita nelle città italiane de Il Sole 24 ORE ci restituisce un'Italia divisa, dove i primi posti della classifica sono contesi dalle ricche province del Centro e del Nord e gli ultimi, alternandosi, dalle diverse province siciliane: quest'anno Caltanissetta (preceduta da Palermo, Agrigento e Trapani), Agrigento nel 2007, Catania nel 2006, Messina nel 2004 e nel 2003. Città, come Catania, che eppure sembrava potessero vivere un nuovo rinascimento per poi ricadere, invece, nello sprofondo di una marginalità economica e culturale.

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Valutarsi per crescere in una città in cerca di strategie

Noi per primi abbiamo spesso messo in evidenza la necessità di introdurre una cultura della valutazione all’interno della pubblica amministrazione e nei confronti delle politiche pubbliche. Settori dove, anche quando si portano avanti iniziative innovative, pochissimo, poi, si riflette sui risultati raggiunti e sugli impatti positivi e negativi che specifiche azioni o politiche generano negli ambiti di riferimento.

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Liberiamo le idee, la creatività e le responsabilità individuali.

Partenza inconsueta, ieri, per l’edizione 2008 di FORUM PA. Per la prima volta in diciannove anni il convegno inaugurale si è aperto con una passerella “di idee”, anziché “di politici”. Fatto salvo il saluto d’apertura di Renato Brunetta, neo ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione – per il suo “piano d’azione” mai più una PA autoreferenziale, ma che abbia famiglie, imprese e cittadini più deboli come stella polare – il dibattito è volato alto sui temi dell’ingegno e della creatività, dati per scontati in Italia eppure stranamente insufficienti ad indirizzare il Paese verso la competitività.

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