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Per sbloccare i contratti l’unica strada è la riforma

Puntuale come le rondini ad aprile è arrivata anche quest’anno la solita e un po’ trita sceneggiata dei sindacati di base che hanno invaso il palco inaugurale del FORUM PA 2015 al grido di “contratti, contratti”, accusando il Ministro Madia di aver mentito nel promettere uno sblocco nell’anno e urlando anche, come novità 2015, “Fuori i privati dalla PA!”. Nulla di nuovo quindi, tranne forse un po’ più di rabbia del solito e un granchio preso nel considerare gli sponsor di FORUM PA, manifestazione privata, come “pirati della PA”. Ciò detto non possiamo cavarcela con un’alzata di spalle, ma dobbiamo invece cercare di dare una risposta puntuale proprio sui contratti.

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Una dirigenza a rischio?

La prima impressione che ho avuto leggendo sia l’art. 9 del disegno di legge “Madia” che riforma la dirigenza, sia le reazioni dei dirigenti, è stata che è necessaria una robusta iniezione di fiducia. Il disegno di legge delega fa intravedere infatti in filigrana una scarsa fiducia della politica verso l’amministrazione, come se fosse composta tutta da conservatori, frenatori e burocrati; specularmente la reazione dei dirigenti alla riforma è improntata in generale ad una scarsissima fiducia nella politica, come se fosse fatta tutta di pirati che vogliono imporre solo yes man, veline o portaborse.  Ma la fiducia è necessaria per assumersi rischi e un dirigente che non rischia nulla non merita né di fare il dirigente né di guadagnare otto/dieci volte più di un suo dipendente. Ripartiamo quindi da qui: dal ripristinare le condizioni della fiducia, cominciando per prima cosa a guardare con onestà gli errori fatti, e non sono pochi.

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Umanesimo manageriale: una visione innovativa dell’essere dirigente

Con questo bell'intervento di Grazia Mannozzi e Gianni Penzo Doria continuiamo la riflessione sulla managerialità centrata sulle persone che ci ha visto tante volte impegnati, dagli interventi di Luca Attias alle mie considerazioni sui tornelli o sui vigili romani. In questo articolo, dove approcci scientifici si intrecciano a suggestioni artistiche e dove rimane sempre al centro la persona umana e le sue straordinarie potenzialità, ci sono ulteriori spunti, anche operativi, di grande interesse. Ve lo propongo certo che susciterà un interessante dibattito.
Carlo Mochi Sismondi

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La strategia dell'ignoranza

Qualche tempo fa mi hanno invitato in uno di quei consèssi così esclusivi che già solo varcarne la soglia è segno di grande prestigio. Si parlava, in un numero abbastanza ristretto ed estremamente qualificato di personalità, della mission impossible di migliorare radicalmente le performance dell'amministrazione pubblica perché non costituisca il vero spread di efficienza del Paese. Mentre ascoltavo in silenzio mi chiedevo come mai nessuno aveva nominato la digitalizzazione né come obiettivo, né come mezzo. Alla fine mi sono dovuto arrendere all'evidenza: dipendeva dall'ignoranza. Buona parte della crema della nostra classe dirigente non possiede né il sapere tecnico né le basi teoriche. Visto come scegliamo la nostra classe dirigente e come la trattiamo, non potrebbe essere diversamente. Provo ad elencare sette vizi capitali.

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Dirigenza pubblica: le tentazioni del nuovo Ministro

Caro Ministro, anche se ancora non ti conosco e neanche so a che schieramento politico farai riferimento, voglio bruciare i tempi e metterti da subito in guardia contro alcune delle principali tentazioni che aleggiano su Palazzo Vidoni, che io bazzico ormai da tanti anni, soprattutto quando si parla di dirigenza pubblica. Non è tutta farina del mio sacco: ieri abbiamo riunito proprio a Palazzo Vidoni un centinaio tra chi, professori e dirigenti della PA centrale e locale, ha passato tutta la sua vita lavorativa cercando di contribuire alla riforma della PA e gli abbiamo chiesto se aveva ancora un senso parlare di management pubblico. Ne è uscito un quadro di grande interesse che è alla base, caro Ministro, di questi mie considerazioni e che fa riferimento anche ad un documento di Mauro Bonaretti che trovi in questo stesso editoriale.

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Incarichi fiduciari nella PA: sì o no?

Nella foga televisiva di una puntata di Ballarò, Matteo Renzi la settimana scorsa ha coraggiosamente affermato, nella forma tranchant che gli è propria, di immaginare nella Pubblica Amministrazione che tutti gli incarichi dirigenziali di vertice siano a termine e soggetti ad una valutazione di risultato. Immediata è stata la risposta delle associazioni di dirigenti che hanno ricordato al sindaco di Firenze la caratteristica costituzionale di imparzialità della PA e, rinvenendo nelle sue parole un evidente rischio di una PA ancella della politica, hanno rivendicato una volta di più la separazione della politica dall’amministrazione. È interessante che queste critiche siano arrivate più forti dalle associazioni dei dirigenti “più giovani”.

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Le città a colori: diversità, disomogeneità, relazioni siano valori non problemi

L'Italia ha un drammatico problema di rapporto debito/PIL. Per uscirne occorre ridurre il debito e tornare a crescere. Per fare questo in modo più rapido possibile e in un quadro di competizione globale, le città rappresentano i nodi decisivi di rete da rafforzare, aiutare, stimolare. Questa volta come editoriale vi voglio regalare un breve saggio sul tema di Mauro Bonaretti, direttore generale di Reggio Emilia e presidente di Andigel che i nostri lettori ben conoscono. Mauro parte dallo stato dell'arte, non certo soddisfacente, del rapporto tra governo centrale e autonomie locali per lanciare un appello che è anche un manifesto culturale: abbandoniamo la visione delle città in bianco e nero e abbracciamo il progetto di una città a colori dove diversità, disomogeneità, relazioni sono valori non problemi.

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No win situation? Non ci stiamo e riapriamo il gioco!

Si chiama una "no-win situation" la situazione in cui esistono più opzioni, e quindi il gioco non è bloccato, ma nessuna di queste ci porta a poter vincere la partita. Così sembra essere lo stato della Pubblica Amministrazione tra una riforma, che continua a essere molto più discussa che applicata, e un domani fatto di prospettive incerte, di tagli, di riduzione del personale, di blocco contrattuale e quindi di diminuzione reale dei salari; il tutto in uno scenario di corruzione sia percepita sia reale crescente. Come si vince in una no-win situation?

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Le sirene di Facebook e l’idea dell’amministrazione

Qualche giorno fa un autorevole gruppo di consiglieri regionali lombardi della Lega Nord, tra cui Bossi (Renzo) e Bossetti (Cesare),  ha presentato un’interrogazione scritta all’Assessore competente per chiedere che venga impedito a tutti i dipendenti della regione l’uso di facebook e dei social network. In sé non sarebbe una notizia e al massimo potrebbe far scuotere la testa l’ignoranza profonda che l’interrogazione rivela, lì dove mischia i social network con la pirateria, “emule” e “altri generi di software per il peer 2 peer”; potrebbe poi strapparci un sorriso l’evocata potenza ammaliatrice delle nuove sirene, quando si lamenta che “molti dipendenti non riescono a resistere alla tentazione di collegarsi ai social network del momento, Facebook e Twitter”. Purtroppo la cosa è più seria ed è per questo, non tanto per prendere in giro il folklore politico di certi consiglieri, che vale la pena di parlarne.

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Dirigenti. Ma che vogliamo da loro?

Una lettera, una delle tante che mi arrivano di questo tenore in questi mesi, mi racconta la situazione di un dirigente in un settore a forte innovazione di una città media, alle prese con la difficile missione di innovare nonostante tutto. Non può incentivare nessuno, non può spendere, non può formarsi, non può neanche partecipare a incontri formativi o a momenti di confronto, perché persino le spese per trasferta sono state decurtate senza giudizio discriminante, ma solo con il criterio del taglio lineare. Insomma non può che negare con i fatti quel “governo con la rete”, quell’apertura di idee e di orizzonti che tutte le riforme dichiarano a parole.
In questi casi mi viene da pensare che il legislatore sia strabico e che la mano sinistra non sappia quel che fa la mano destra.

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