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Corruzione: la banalità del male

Accostare il fenomeno carsico e diffuso della corruzione al male supremo dell’Olocausto, evocato dal titolo del celeberrimo e terribile libro di Hannah Arendt, è forse ardito, ma la tranquilla protervia, la serena perseveranza nell’aderire e nutrire un sistema di continua corruttela, e quindi di continuo sopruso, che emerge ogni giorno da luoghi diversi e da tante e diverse istituzioni del Paese, mi inquietano profondamente. Delle cronache giudiziarie quotidiane mi allarma appunto la “normalità” delle procedure, la banale contabilità delle elargizioni in denaro o natura, la sicurezza dell’impunità, l’attesa e scontata assoluzione da parte di gran parte dell’opinione pubblica ormai rassegnata, perché “così va il mondo”, la scarsa fantasia, che spesso confina con una sconcia sfrontatezza, delle scuse addotte quando le inchieste scoprono qualche mano nella marmellata.

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