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Strategia del cambiamento: parola chiave per l’innovazione del SSN

Nonostante gli enormi sforzi condotti all’interno delle aziende sanitarie per avviare e portare a termine i processi di innovazione, ciò che è necessario, secondo Ivan Cavicchi, è trovare una strategia del cambiamento del SSN, senza la quale non si realizzerebbe alcuna innovazione efficace. Per questa ragione è fondamentale partire dai modelli e avviare un processo di cambiamento che interessi gli ospedali, i distretti, la formazione per gli operatori e le norme relative alla sanità.

Lo sviluppo della sanità in un’ottica di sistema

Pur nel nuovo contesto nazionale, rideterminato dalla riforma del “Titolo V della Costituzione”, l’intervento pone l’accento sulla necessità di una “ governance nazionale” per favorire l’innovazione nel SSN; inoltre, approfondisce l’uso delle tecnologie applicate alla salute e alla sanità e tratteggia il rapporto che intercorre tra l’Istituto Superiore di Sanità e l’industria nazionale del settore dei dispositivi medici.Leggi tutto

Città, integrazione e sicurezza

Il tema della sicurezza secondo Mariolina Moioli interpella tutta la pubblica amministrazione. Nel suo intervento riporta l’esperienza del Comune di Milano che ha fatto proprio il modello di accoglienza e legalità. Al centro dell’approccio milanese il servizio di custodia sociale, guidato dall’idea di andare incontro al bisogno laddove si manifesta. Conclude sottolineando due punti su cui a livello centrale si dovrà ancora lavorare: la certezza della pena e il governo di flussi migratori.

Il piano dei servizi socio-educativi per la prima infanzia in Sardegna: esperienze e prospettive

Luca Galassi illustra il piano dei servizi socio-educativi per la prima infanzia, predisposto dalla Regione Sardegna a seguito dell’iniziativa del Dipartimento delle Politiche per la famiglia volta ad incrementare i posti a disposizione dei bambini da 0 a 3 anni. Tale programmazione è coincidente con gli “Obiettivi di servizio” previsti dal QSN 2007-2013 e prevede, per i primi tre anni di attività, lo stanziamento di circa 15 milioni di euro.Leggi tutto

Catalizzare l’integrazione

Stefano Inglese ha organizzato questo convegno come prosecuzione del lavoro iniziato con la Conferenza sulle Cure Primarie tenutasi a Bologna nel febbraio 2008. La discussione e l’operatività si svolgono su due assi: quello che riguarda l’integrazione istituzionale ai diversi livelli e quello che presta attenzione alla dimensione dell’integrazione professionale e disciplinare. Scopo dell’evento è quello di partire dalla dichiarazione dei dieci principi di Bologna per rilanciare, riaprire e mantenere viva la discussione sui sistemi di assistenza primaria.

Politiche per la sicurezza: l'importanza della concertazione istituzionale

L'importanza di politiche per la sicurezza concordate e concertate tra i diversi livelli istituzionali è il tema trattato nel suo intervento da Luisa Laurelli, Presidente della Commissione Consiliare Speciale Sicurezza ed Integrazione sociale, Lotta alla Criminalità del Consiglio Regionale del Lazio. In mancanza di questa concertazione possono nascere fenomeni di allarmismo, dovuti alle diverse valutazioni da parte delle istituzioni, mentre politiche divergenti tra loro possono generare effetti negativi dal punto di vista della coesione sociale.

Disagio sociale e sicurezza: la situazione nei piccoli Comuni

Come sindaco di un comune molto piccolo (il Comune di Paganico Sabino, con 190 abitanti), Clemente Dominici inserisce ed esamina il problema della sicurezza all'interno di questo tipo di realtà, in particolare in relazione alle competenze della polizia municipale, che in alcuni piccoli Comuni non c'è, se c'è fa part-time e, soprattutto, non ha i mezzi necessari a svolgere al meglio il proprio lavoro. L'Anci, in sintonia con la Regione, dovrebbe porsi il problema di dare nuove forme di organizzazione alla polizia municipale nei piccoli Comuni.Leggi tutto

La sicurezza nei piccoli Comuni

Emilio Cacciotti, sindaco di Carpineto Romano, comune con meno di 5mila abitanti, mette in evidenza il problema fondamentale di questo tipo di realtà: la mancanza di risorse finanziarie, che non consente di porre rimedio alle carenze organizzative in materia di sicurezza. Il problema va poi affrontato anche dal punto di vista sociale: se i cittadini temono soprattutto la microcriminalità, bisogna comprendere i fenomeni prima di affrontarli.Leggi tutto

Le condizioni indispensabili per l’integrazione reale

Per parlare di integrazione – spiega Pier Natale Mengozzi – si deve individuare contemporaneamente ciò che va dato sul piano sanitario e ciò che va dato sul piano socio-assistenziale. Se si hanno i LEA ma non si hanno i LIVEAS non si ha l’integrazione. Bisogna quindi in primis cercare di capire quanto vorrebbe dire in termini economici un Fondo sociale nazionale e poi decidere quali sono i diritti sociali e quali quelli sanitari. Una volta stabiliti quali sono i diritti, per tutto ciò che non è diritto va fatta una grande campagna per la compartecipazione dei cittadini alla spesa sociale.

Le azioni e i paradigmi necessari per la costruzione dell’integrazione

Per FIASO l’integrazione deve essere il senso stesso dell’innovazione nelle aziende sanitarie per quanto riguarda la parte territoriale; fare integrazione – spiega Francesco Ripa di Meana – significa ripartire dal fatto che chi governa, chi gestisce e chi paga devono agire in un unico sistema e che l’ elemento di governo deve essere unico. A questo scopo è stato creato un Laboratorio che parte dalla definizione di che cosa è il servizio per poi misurarlo e misurarne l’impatto in termini di qualità e di quantità valutando anche i modi in cui fino ad esso si è proceduto all’integrazione.