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A Biella amministrazione e cittadini dialogano sui social

Oggi poco meno di un italiano su due ha un profilo sul social network più famoso del mondo, Facebook. Non può quindi restare lontano da questa piazza chi deve parlare ai suoi cittadini, ovvero un Comune. Oggi portiamo all’attenzione dei lettori l’esperienza della città di Biella che negli ultimi mesi ha avviato un’intensa attività digitale, puntando proprio sui social. Dai “question time” con gli assessori sulla pagina Facebook del Comune al protocollo #segnalaloaBiella, per far parlare cittadini e uffici anche attraverso WhatsApp. E per promuovere il territorio e le sue bellezze, le immagini di #innamoratidelBiellese su instagram.

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Boscoreale e l’immondizia al tempo di Facebook

I cittadini del centro in provincia di Napoli si armano di macchina fotografica e usano il social network per denunciare con immagini e commenti quella che ritengono inerzia della pubblica amministrazione locale nel risolvere il problema dei rifiuti in una zona già ampiamente e storicamente disastrata dal punto di vista ambientale. E in occasione del Carnevale spunta un’ordinanza che…

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Lotta fra media: tv e radio francesi mettono al bando i social network. Ma i veri "nemici" siamo tutti noi

Il Conseil Supérieur de l’Audiovisuel ha stabilito che nelle trasmissioni non si possono più pronunciare le parole “Facebook” e “Twitter”: utilizzare questi termini equivale a fare pubblicità tout court a quei marchi a scapito della concorrenza, quindi delle stesse emittenti. Una presa di posizione dura in difesa della categoria dell’informazione, che però testimonia la sempre più crescente influenza della comunicazione in rete. Con queste iniziative si certifica di fatto la crescita di un fenomeno i cui contorni futuri, nella loro imponenza, sono ancora tutti da definire.

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Capitolo 5. Dal Castello alla Rete, ovvero la PA nell'era Facebook

Articolo del dossier 2011, FORUM PA nella Rete

Il più recente è il "caso Lazio": a metà ottobre scorso il Presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, vieta, tramite due specifiche direttive, l'accesso a Facebook e ad altri siti "non rilevanti" ai tremila dipendenti della Regione Lazio. La motivazione a sostegno della decisione è stata tanto semplice quanto disarmante: gli impiegati passano troppo tempo, in orario di lavoro, sui social media. Le reazioni sono state molteplici con l'inevitabile tendenza a posizioni manichee.

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