Cerca: Atti FORUM PA 2008, politiche socio-sanitarie

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Le condizioni indispensabili per l’integrazione reale

Per parlare di integrazione – spiega Pier Natale Mengozzi – si deve individuare contemporaneamente ciò che va dato sul piano sanitario e ciò che va dato sul piano socio-assistenziale. Se si hanno i LEA ma non si hanno i LIVEAS non si ha l’integrazione. Bisogna quindi in primis cercare di capire quanto vorrebbe dire in termini economici un Fondo sociale nazionale e poi decidere quali sono i diritti sociali e quali quelli sanitari. Una volta stabiliti quali sono i diritti, per tutto ciò che non è diritto va fatta una grande campagna per la compartecipazione dei cittadini alla spesa sociale.

Le azioni e i paradigmi necessari per la costruzione dell’integrazione

Per FIASO l’integrazione deve essere il senso stesso dell’innovazione nelle aziende sanitarie per quanto riguarda la parte territoriale; fare integrazione – spiega Francesco Ripa di Meana – significa ripartire dal fatto che chi governa, chi gestisce e chi paga devono agire in un unico sistema e che l’ elemento di governo deve essere unico. A questo scopo è stato creato un Laboratorio che parte dalla definizione di che cosa è il servizio per poi misurarlo e misurarne l’impatto in termini di qualità e di quantità valutando anche i modi in cui fino ad esso si è proceduto all’integrazione.

Il punto di vista degli infermieri sul processo di integrazione socio-sanitaria.

Sono tre i concetti chiave su cui verte l’intervento di Marcello Bozzi: i bisogni di salute dei cittadini, l’assistenza primaria e la programmazione. Leggi tutto

Catalizzare l’integrazione

Stefano Inglese ha organizzato questo convegno come prosecuzione del lavoro iniziato con la Conferenza sulle Cure Primarie tenutasi a Bologna nel febbraio 2008. La discussione e l’operatività si svolgono su due assi: quello che riguarda l’integrazione istituzionale ai diversi livelli e quello che presta attenzione alla dimensione dell’integrazione professionale e disciplinare. Scopo dell’evento è quello di partire dalla dichiarazione dei dieci principi di Bologna per rilanciare, riaprire e mantenere viva la discussione sui sistemi di assistenza primaria.

Politiche per la sicurezza: l'importanza della concertazione istituzionale

L'importanza di politiche per la sicurezza concordate e concertate tra i diversi livelli istituzionali è il tema trattato nel suo intervento da Luisa Laurelli, Presidente della Commissione Consiliare Speciale Sicurezza ed Integrazione sociale, Lotta alla Criminalità del Consiglio Regionale del Lazio. In mancanza di questa concertazione possono nascere fenomeni di allarmismo, dovuti alle diverse valutazioni da parte delle istituzioni, mentre politiche divergenti tra loro possono generare effetti negativi dal punto di vista della coesione sociale.

Disagio sociale e sicurezza: la situazione nei piccoli Comuni

Come sindaco di un comune molto piccolo (il Comune di Paganico Sabino, con 190 abitanti), Clemente Dominici inserisce ed esamina il problema della sicurezza all'interno di questo tipo di realtà, in particolare in relazione alle competenze della polizia municipale, che in alcuni piccoli Comuni non c'è, se c'è fa part-time e, soprattutto, non ha i mezzi necessari a svolgere al meglio il proprio lavoro. L'Anci, in sintonia con la Regione, dovrebbe porsi il problema di dare nuove forme di organizzazione alla polizia municipale nei piccoli Comuni.Leggi tutto

La sicurezza nei piccoli Comuni

Emilio Cacciotti, sindaco di Carpineto Romano, comune con meno di 5mila abitanti, mette in evidenza il problema fondamentale di questo tipo di realtà: la mancanza di risorse finanziarie, che non consente di porre rimedio alle carenze organizzative in materia di sicurezza. Il problema va poi affrontato anche dal punto di vista sociale: se i cittadini temono soprattutto la microcriminalità, bisogna comprendere i fenomeni prima di affrontarli.Leggi tutto

L’esperienza della Regione Piemonte in materia di valutazione dei servizi sanitari

Con la legge 3 del 2001 si è stabilito che il potere legislativo in materia sanitaria spetta alle Regioni. Tuttavia si avverte ancora una mancanza di coordinamento tra le varie realtà soprattutto nei confronti di materie quali la clinical governance e la valutazione dei sistemi sanitari.Leggi tutto

Il sistema di valutazione della performance delle aziende sanitarie toscane

Nel 2002 la Scuola Superiore Sant’Anna ha ricevuto il mandato dalla Regione Toscana per implementare un sistema di valutazione dei servizi sanitari delle ASL toscane con l’obiettivo di valutare le prestazioni e di migliorare i servizi. Dopo i primi anni di studi e sperimentazioni, nel 2005 è stato avviato il sistema che, a partire dal 2008, è stato esteso alle Società della Salute e all’Estav. Questo sistema si basa principalmente su sei dimensioni di valutazione le quali hanno a loro volta degli indicatori e sottoindicatori.Leggi tutto

Mettere a sistema la valutazione dei servizi per garantire livelli qualitativi adeguati

L’Agenzia Nazionale dei Servizi Sanitari ha incentivato un progetto di verifica e di confronto tra le Regioni sul lavoro che hanno compiuto per la valutazione dei servizi. Il suo Direttore Aldo Ancona illustra alcuni risultati del lavoro che ha coinvolto 7 Regioni italiane e ne trae alcune conclusioni: quelli regionali sono metodi che fanno sistema perché sono fortemente ancorati alla componente professionale, tecnica, scientifica e politica ma si deve lavorare anche per sviluppare una valutazione del sistema nazionale, che si presenta ancora drammaticamente spaccato tra Nord e Sud.